Aparigraha: la libertà dal non possedere e dall’avidità 5/5 (14)

Hai mai sentito parlare di Aparigraha o del principio del non possesso?

E’ un termine che molti praticanti purtroppo non conoscono bene ma che invece andrebbe studiato e capito perché è uno dei principi più importanti della filosofia dello yoga.

Aparigraha è il quinto Yama descritto da Patanjali negli Yoga Sutra e viene descritto così:

“La conoscenza delle vite passate e future si rivela quando la persona è libera dall’avidità di possedere”.

Yoga Sutra 2.39

E’ quando si inizia a distaccarsi dagli oggetti e dall’avidità di possedere sempre di più che ci si rende conto che tutto quello di cui abbiamo bisogno si trova dentro se stessi e si può fare qualche passo in avanti nel lungo sentiero dello yoga.

In questo articolo scoprirai il significato di questo yama, cosa l’avidità di possedere provoca e la sua correlazione con la felicità


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Il significato di Aparigraha

Significato Aparigraha

In senso letterale di Aparigraha é “non afferrare le cose”;  Graha significa “afferrare” e “apari” significa “cose”.

Possiamo tradurre questo concetto anche con “non possessività“.

Impariamo ad eliminare o ridurre l’influenza negativa dell’accumulare gli oggetti, a vivere una vita più sana rafforzando la consapevolezza dell’essere anziché dell’avere.

E’ un’occasione per esplorare il senso di identificazione che abbiamo con gli oggetti; diventiamo liberi dalla schiavitù del possesso, combattiamo l’avidità e approfondiamo sempre di più il cammino della ricerca interiore.


Il possesso e l’avidità

Possesso avidità

Questo Yama ci insegna ad avere una relazione equilibrata con le cose e ad approfondire il senso del possedere.

L’essenza di Aparigraha è: “Tutte le cose del mondo sono tue da utilizzare, ma non da possedere”.

Ogni volta che diventiamo possessivi, siamo a nostra volta posseduti. Tendiamo a trattenere con ansia le nostre cose e a volerne di più, ma se impariamo a fare buon uso degli oggetti e di quanto la vita ci offre, allora possiamo con tranquillità goderne, non ci identifichiamo con gli oggetti stessi, non ne diventiamo dipendenti ed essi non esercitano potere su di noi.

Questo atteggiamento è fantastico per liberarsi dall’avidità e essere felici di quello che abbiamo, anche se a volte non sembrare molto.

Solitamente sembra che non è abbastanza quando la tua attenzione è diretta verso ciò che non hai. Ogni volta che la tua mente va su cose che vorresti avere, prova a spostare l’attenzione da ciò che non hai e che vorresti verso ciò che invece hai.

Sono sicuro che ti farà apprezzare di più quello che hai e ti permetterà di combattere l’avidità.


La leggerezza del meno

Vivere con meno senza possedere tanto

Non vi è nessun problema nell’apprezzare le cose materiali e gioire della loro bellezza, della loro utilità ed essere grati di tutto ciò che la vita ci offre.

Le cose si complicano però quando il semplice apprezzamento lascia il posto all’avidità e tendiamo a volere sempre di più, quando ci riempiamo del superfluo e investiamo tutte le nostre energie nel cercare di accumulare cose.

Se osserviamo la nostra relazione con il cibo per esempio, spesso tendiamo a mangiare più di quanto ci serve e anche questo ha a che fare con l’accumulare e il possedere. Esistono tante qualità di cibo e anche in abbondanza, ma il restare in salute e il perseguire la via della realizzazione, ci richiedono di mangiare in piccole quantità e non in eccesso.

Se impariamo ad accontentarci di ciò che abbiamo, eviteremo la rincorsa all’accumulo delle cose, i nostri sforzi saranno equilibrati e tenderemo a fare quelle azioni che sono il nostro dovere, non per avidità e possedere in eccesso, ma per svolgere ciò che siamo chiamati a fare.


L’essenziale di cui abbiamo bisogno

Essenziale

Come possiamo sapere cosa è appropriato possedere e cosa no?

Anche se qualcuno ci offre qualcosa del quale abbonda e che a noi manca, dobbiamo chiederci se possederlo avrà degli effetti positivi per noi.

Se è qualcosa che per noi è essenziale possiamo accettarlo senza problemi, altrimenti è meglio lasciarlo andare; lo riceverà qualcuno al quale sarà più utile.

Uno degli intenti di Aparigraha è far sì che non diventiamo schiavi del possesso degli oggetti materiali e che riduciamo in noi l’influenza che il possedere crea.

Se osserviamo la nostra vita da un punto di vista neutro, come si fa durante la meditazione, notiamo che abbiamo davvero necessità di poche cose: una casa adeguata per noi e per i nostri cari, un’automobile, del cibo, dei vestiti, il nostro tappetino di yoga 😉 e qualche oggetto di divertimento e piacere.

La nostra tendenza al possesso è innata e non sempre è facile conoscerne l’origine, ma non occorre sradicarla. Ciò che possiamo fare per iniziare la nostra pratica di Aparigraha, è decidere a che cosa attaccarci e quindi dove rivolgere la nostra attenzione, verso una direzione piuttosto che un’altra.

Per esempio se siamo interessati a studiare per poterci laureare, metteremo in modo naturale le nostre energie e la nostra attenzione in questa direzione e quindi saremo meno distratti da altri interessi minori. Se invece siamo interessati maggiormente a praticare uno sport, metteremo tutte le nostre energie nella pratica di questo sport e faremo fatica a laurearci.

E’ anche una questione di scelta!

Leggi anche: Santosha, l’arte di accontentarsi nello yoga e nella vita


Il possesso non è la fonte della nostra felicità

Possesso e felicità

A volte amiamo accumulare oggetti e cose perché ci fa sentire meglio, ci fa sentire contenti. E non sappiamo perché.

Aparigraha ci insegna che forse questo senso di appagamento potrebbe derivare dal nostro desiderio innato di essere eterni, come se accumulare cose e oggetti di facesse sentire eterni o meglio ancora come se attraverso il possesso potessimo raggiungere l’eternità.

Come avrai più volte sperimentato, in realtà questo senso di appagamento dura solo qualche istante o comunque per un breve periodo.

Quando ci sentiamo appagati, per un po’ di tempo i nostri desideri saranno limitati perché siamo in qualche modo stati soddisfatti, ma poi succederà che la nostra mente avida ci porterà ad avere nuovi desideri e allora inizieremo una nuova ricerca che ci porterà a conquistare nuovi oggetti e nuove cose.

Dopo aver fatto più e più volte l’esperienza di questo meccanismo, occorre che ci fermiamo e che attraverso l’ascolto impariamo che il possesso non è mai fonte di vera felicità e che quel senso di appagamento che abbiamo provato in realtà è momentaneo, evanescente e illusorio. Non solo, a volte il possesso è fonte di problemi più grandi della momentanea contentezza che ci arreca.

Fermiamoci dunque e ascoltiamo il nostro cuore per riscoprire ogni volta che la vera fonte della felicità e del benessere psicofisico è data dalla mente che si calma quando non abbiamo desideri, è data dal cuore che si apre alla vita, alla bellezza della natura e delle cose in sé e non dal loro possesso.


Accumulare e donare

Accumulare cose superflue

Alcune teorie suggeriscono che Aparigraha implichi il concetto di carità; imparare a donare significa combattere l’avidità e dare all’altro ciò che riteniamo nostro, quindi liberarci di qualcosa in favore di qualcuno che potrebbe averne bisogno.

Altre ancora suggeriscono che accumulare di meno significhi anche consumare di meno e quindi creare meno rifiuti e prevenire il consumo distruttivo degli ecosistemi e della natura.

Io credo che i benefici che possano derivare da Aparigraha abbiano implicazioni enormi in diversi aspetti della vita di ciascuno di noi.

Meno ci circonderemo di cose inutili e più avremo spazi di silenzio e luoghi dove poter accogliere ciò che la vita ci porta.

Meno saremo indaffarati ad accumulare e maggiormente la nostra attenzione sarà appoggiata su di noi e su coloro che ci sono vicini.

Meno desideri di possesso avremo e meno daremo vita ad avidità ed egoismo che portano a piccole e grandi guerre e all’accumulo di energie negative intorno a noi.

Leggi anche: Come lasciare andare il superfluo


Possedere tante informazioni

Troppe informazioni

Possiamo applicare la pratica di Aparigraha non solo alle cose materiali, ma anche per comprendere l’effetto che può causare l’accumulare troppe informazioni.

E’ importante per esempio evitare di ascoltare discorsi di altre persone che non ci riguardano direttamente, come è importante evitare di leggere riviste che contengono gossip di persone che neppure conosciamo. Avere queste informazioni non renderà la nostra vita migliore, creerà invece un accumulo di pensieri e notizie assolutamente inutili.

Anche accumulare informazioni di ogni tipo attraverso Internet può essere fonte di confusione e indebolimento.

Quanto tempo spendiamo in una giornata per correre dietro ad informazioni poco nutrienti e confuse?

Troppe informazioni invece di arricchirci ci impoveriscono e ci portano via da ciò che può essere per noi un arricchimento e nutrimento.

Quando la nostra mente è disturbata perché troppo satura di ciò che non ci serve, non ci è possibile vedere chiaramente noi stessi e il nostro percorso.

E’ importante nutrire il nostro intelletto di informazioni utili ed è bene coltivare ambiti di studio che ci aiutino a radicarci e ad elevarci e che ci incoraggino nel nostro cammino.

Occorre semplificare la nostra vita, fare pulizia, rendere tutto semplice e far si che la nostra attenzione sia appoggiata verso ciò che è più vero: la felicità e l’armonia che sono già dentro di noi.

Leggi anche: Come essere più consapevoli


La tua relazione con le cose

Relazione con le cose

Potrebbe essere utile al fine di approfondire la pratica di Aparigraha esaminare le tue tendenze verso la possessività.

Le seguenti domande ti saranno utili per riflettere sulla tua avidità e sulla tua relazione con le cose.

  • Ti prendi più cura di un oggetto in tuo possesso di quello che appartiene a qualcun altro?
  • Acquisisci più di quello che puoi usare?
  • Sostituisci il reciproco dare e avere con il bisogno di un controllo serrato, o cerchi di aumentare la tua autostima guadagnando l’amore di qualcun altro?
  • Cosa accade quando doni qualcosa di tuo a qualcuno che ne ha bisogno?

Rispondi sinceramente a queste domande e rifletti sulle tue risposte.

Sono sicura che ti diranno molto su te stesso, sulla tua relazione con gli oggetti e ti daranno anche numerosi spunti per coltivare Aparigraha nella tua vita.


Conclusioni

Mettere in pratica Aparigraha è di fondamentale importanza per un praticante di yoga per semplificare la propria vita e dedicarsi maggiormente allo sviluppo interiore.

Ti ricordo che lo Yoga non è solo posizioni sul tappetino ma molto di più.

Se vuoi proseguire il tuo viaggio yogico è importantissimo che rispetti tutti gli Yama ed i Niyama, e sicuramente Aparigraha è un principio che dovresti capire bene e cercare di metterlo in pratica.

La pratica del non possedere ti aiuta a esaminare le tue possibilità, ad osservare dove ti trovi nel tuo percorso spirituale, a rimanere appoggiato nell’essenza del qui e ora, ti guida verso relazioni sane e trasparenti con te stesso, con gli altri  e con la vita.

Scopri anche gli altri Yama:

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Grazie e namaste! 😀


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*Immagini tratte da Bigstock

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