Niyama, le osservanze dello yoga per vivere uno stile di vita yogico No ratings yet.

Come puoi mantenere il tuo corpo sano e vitale? Come puoi vivere in modo corretto e nel rispetto dell’ambiente che ti circonda? Come puoi intraprendere relazioni oneste e uno stile di vita consapevole? E come puoi applicare alla tua vita quotidiana le regole millenarie dello yoga?

Inizio con questo articolo, una serie che approfondisce la Sacra Tradizione dello Yoga e la possibilità concreta di essere yogi e yogini nella vita di tutti i giorni.

Scoprirai i niyama, le 5 osservanze (astensioni) che uno yogi dovrebbe seguire nel proprio percorso spirituale.

“La purificazione interna ed esterna, la contentezza, l’austerità, lo studio di se stessi e l’abbandono al divino sono i Niyamas”

Yoga Sutra 2.32

Buona lettura…


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Yama e Niyama nello yoga

La pratica dello yoga non inizia e non finisce sul tappetino.

Anche se spesso molte persone che si approcciano allo yoga pensano che sia una pratica esclusivamente per diventare più forti e più flessibili, lo yoga è molto di più.

Dietro a questa parola si cela una filosofia ed un vero e proprio stile di vita.

E’ proprio quando si parla di vivere in modo yogico  che entrano in gioco gli Yamas e Niyamas.

Queste sono le regole di comportamento e stile di vita per coloro che hanno compreso che lo yoga è un discorso molto più ampio della semplice pratica fisica.

Il viaggio alla ricerca di Sé attraverso la pratica dello yoga, richiede perseveranza e dedizione; il nostro compito primario è quello di portare armonia fra il corpo, la mente e i sensi nella vita di tutti i giorni e lo yoga ci aiuta a sviluppare la pratica necessaria per riallineare i nostri sistemi; questo riallineamento avviene sia dall’esterno che dall’interno.

Secondo Patanjali, filosofo indiano del 550 a.c. e scrittore degli Yoga Sutra, gli Yamas sono cinque e agiscono sul piano materiale: non violenza, sincerità, onestà, pratica della sessualità responsabile e consapevole, dire la verità, praticare una alimentazione corretta.

Per saperne di più sugli Yamas leggi anche: Yama, i principi etici dello yoga


Niyama, osservanze

Niyama yoga osservanze

Se la parola yama significa astensione, la parola niyama significa rispetto, obbedienza, scrupolosità e si riferisce alle osservanze yogiche, cioè i comportamenti che uno yogi dovrebbe seguire nella propria vita.

Mentre gli yama si basano sul principio di “non fare”, i niyama si basano sul “fare”

Questi sono considerai il secondo degli otto “anga” dell’Ashtanga Yoga di Paranjali.

Gli Yama sono pratiche di tipo morale e spiegano cosa non fare, mentre i Niyama sono di tipo disciplinare e spiegano invece cosa fare.

I Nyamas sono cinque e agiscono a livello interiore:

  • Saucha = pulizia;
  • Santosha = gioire di ciò che abbiamo e vivere una vita semplice;
  • Tapas = austerità;
  • Svadhyaya = studio e conoscenza di sé;
  • Isvara pranidhana = praticare la resa;

Ma poiché non esiste una separazione fra interiore ed esteriore con la pratica quotidiana e costante di Yamas e Nyamas le parti si incontrano e si fondono, con il contributo importantissimo della pratica fisica che ci consente di imparare ad osservare, di ascoltare, di ampliare il respiro e approfondire la conoscenza di ciò che siamo.

Ritengo utile citare anche il filosofo indiano Yajnavalkya, saggio indiano della tradizione vedica vissuto intorno al 600 a.c., secondo il quale ritroviamo 10 Yamas e 10 Nyamas che non sono nella sostanza diversi da quelli citati da Patanjali, ma solo più dettagliati e approfonditi.

Di seguito trovi ciascun Niyama spiegato più approfonditamente.

Se vuoi saperne di più su Patanjali e sugli Yoga Sutra leggi anche:


Saucha: purificazione

Niyama yoga

“La purezza (saucha) comporta l’abbandono della fisicità e la cessazione del contatto fisico con le cose esterne”.

Yoga Sutra 2.40

In sanscrito la parola Saucha significa purificazione e riguarda in particolare la pulizia del corpo, ma non solo.

Il corpo in quanto tempo dell’anima va curato e custodito. Se non è pulito è impossibile avanzare sul proprio cammino spirituale.

Per avere un corpo pulito e puro è importante praticare con costanza asana e avere una dieta naturale ed equilibrata.

Inoltre, nell’Hatha Yoga Pradipica, uno dei testi più importanti di questa disciplina, sono descritti alcuni Kriya di purificazione.

  1. Jala neti e sutra neti = pulizia nasale
  2. Nauli = pulizia e rafforzamento dell’addome
  3. Dhauti = pulizia del tratto digestivo superiore
  4. Basti = pulizia del colon
  5. Kapalabhati = pulizia dei polmoni e dei bronchi
  6. Trataka =pulizia degli occhi

Inoltre è anche importante purificare la mente e mantenerla libera da tutto ciò che potrebbe disturbare la crescita spirituale e sicuramente in questo processo la meditazione gioca un ruolo fondamentale.


Santosha, contentezza

Santosha contentezza

“Un atteggiamento di soddisfazione (santosha) dà origine ad una felicità, al comfort mentale e alla soddisfazione”.

Yoga Sutra 2.42

La parola Santosha nella lingua sanscrita significa contettezza, capacità di accontentarsi e si riferisce all’essere contenti di ciò che abbiamo e di ciò che siamo. Riguarda il gioire delle buone cose della natura come il sole, il vento, l’acqua e di tutti i doni che la vita quotidianamente ci offre.

Puoi sviluppare lo stato di soddisfazione utilizzando per esempio la memoria che ti aiuta a ricordare i momenti nei quali sei stato bene, oppure puoi osservare ciò che hai di buono istante per istante e gioirne con semplicità.

Tutte le pratiche dello yoga ti aiutano incredibilmente in questo rendendoti più flessibile e [email protected], portando in te la calma e quiete della mente e creando in questo modo momenti piacevoli dei quali possiamo godere.

Per applicare questo principio alla tua vita il primo passo è capire cosa è superfluo e cosa non lo è. Una volta individuato ciò di cui non hai bisogno devi sviluppare ciò che chiamo l’arte del lasciare andare.

La mente purtroppo si attacca a tutto e se non inizi a controllarla lasciando andare emozioni, cose e pensieri non importanti finisce per controllare te.


Tapas, austerità

Tapas austerità

“Attraverso l’autodisciplina (tapas) le impurità mentali vengono distrutte e il corpo, insieme ai sensi, assumono poteri soprannaturali”.

Yoga Sutra 2.43

Tapas significa austerità e riguarda l’esercitare la propria forza di volontà, prefiggersi una meta, anche piccola e raggiungerla con la costanza e la dedizione.

Ci sono diversi fattori che possono distrarre la tua pratica dello yoga; per esempio la mente si affolla di pensieri oppure ti avvolge la sonnolenza; questo ti può scoraggiare dal continuare la pratica regolarmente.

Bisogna prima di tutto individuare questi ostacoli, studiarli, capire cosa provocano dentro di noi e dopodiché bisogna affrontarli con la pratica.

Il cammino di uno yogi è molto più difficile di quello che solitamente si pensi a causa di tutte queste difficoltà che si incontrano.

Se però praticherai con costanza, con una forte determinazione, con curiosità e con abbandono alla pratica con il tempo riuscirai a sconfiggerli.

Leggi anche: Forza di volontà, come migliorarla grazie allo yoga


Svadhyaya, studio e conoscenza di sé

Svadhyaya studio di se stessi

“Lo studio di se stessi e la riflessione (svadhyaya) ti mette in contatto con il divino”.

Yoga Sutra 2.44

Svadhyaya invece significa studio di se stessi e riguarda l’importanza di sapere chi siamo e di elevare la propria conoscenza.

In questo principio è racchiuso anche lo studio dei testi antichi e la conoscenza dei grandi maestri del passato e del presente.

Chi sono? Cosa è l’Anima? Cosa è l’Illuminazione? Come è fatto il mio corpo? Come reagisco agli stimoli esterni? 

Queste sono solo alcune delle domande verso le quali la nostra ricerca interiore è indirizzata.

Dapprima possiamo indagare le domande della vita con l’intelletto, ma per una comprensione più profonda sarà necessario indagare l’esperienza e rivolgere l’attenzione non alla mente, ma dentro di sé.

Possiamo anche utilizzare un approccio indiretto attraverso lo studio filosofico per esempio degli yoga sutra di Patanjali, degli Upanisads, della Bhagavad Gītā degli altri testi filosofici indiani.

E’ importante anche seguire gli insegnamenti teorico pratici di un maestro dalla comprensione profonda che ci potrà trasmettere gli insegnamenti e incoraggiarci lungo il cammino.


Isvara Pranidhana, abbandono al divino

Isvara Pranidhana

L’abbandono al divino porta alla conoscenza profonda e al samadhi

Yoga Sutra 2.45

In sanscrito Isvara significa abbandono e Pranidhana divino, perciò questo principio significa abbandonarsi all’essenza di ciò che è ed al Divino.

E’ il più elevato dei Niyama ed ha a che fare con l’abbandonarsi alla natura e quel qualcosa più grande di te che ti sovrasta e ti guida.

Una volta che hai indagato i misteri della vita e che hai compreso gli aspetti dell’universo, diventi consapevole di quel qualcosa di più grande che sai che esiste, del fluire della vita, dell’unione con il Tutto, della verità eterna.

Occorre però diventare maestri nel rimanere in contatto con quel filo sottile che collega la tua interiorità con l’esterno e occorre che impari ad arrenderti all’esistenza, così com’é.


Conclusioni

Spero che grazie a questo articolo i niyama ora ti siano più chiari.

Una volta compresi questi principi però arriva il passo più difficile, cioè metterli in pratica non solo quando fai yoga ma soprattutto nel quotidiano.

E’ di fondamentale importanza trovare la giusta applicazione di questi insegnamenti alla nostra vita di tutti i giorni, senza creare restrizioni o stravolgimenti rispetto a quella che è la nostra modalità di vita occidentale, bensì arricchendo e integrando, portando nuove risorse che possono aiutarci e vivere bene.

Nei prossimi articoli troverai un’approfondimento per ciascuno dei Niyamas e alcuni suggerimenti sulla loro applicazione nella vita quotidiana.


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*Immagini tratte da Bigstock

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