Isvara Pranidhana: l’abbandono al divino e alla vita

Con questo post si conclude il nostro viaggio di approfondimento dei Niyama, le regole di comportamento che uno yogi e una yogini dovrebbero seguire nel proprio percorso.

In questo articolo approfondirò l’ultimo dei 5 Niyama descritti da Patanjali: Isvara Pranidhana, cioè l’abbandono al divino.

Anche se l’ultimo come ordine, questo principio è a mio avviso uno dei più importanti in quanto, se non ci si arrende a qualcosa di superiore, è difficile proseguire nel viaggio yogico.

E’ proprio l’abbandono invece che permette di andare avanti, di rinunciare ai desideri materiali e di alimentare la propria pratica.

Buona lettura! 😉


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Isvara Pranidhana

Significato Isvara Pranidhana abbandono

“L’abbandono al divino conduce alla perfezione del samadhi”

Yoga Sutra 2.45

Ci sono modi diversi in cui interpretare questo Niyama ed esiste una ragione ben precisa per cui questo è l’ultimo nell’elenco dei Niyama.

Il termine “Isvara Pranidhana” è composto da due parole:

  • Isvara, che si traduce come “Essere Supremo”, “Dio”, “Brahman”, “Realtà ultima” o “Vero Sé” e
  • Pranidhana, che significa “fissare”.

Possiamo dunque tradurre come l’arrenderci fiduciosi all’Universo e il rendere ogni azione un’offerta a qualcosa più grande di noi.

Come potremmo arrenderci fiduciosi all’Universo se prima non abbiamo ripulito il nostro corpo dentro e fuori, se non abbiamo la percepito la contentezza che ci arriva dall’essere in questa vita, se non ci siamo privati del superfluo e non abbiamo dedicato una parte del nostro tempo alla rinuncia, se non abbiamo compreso chi siamo?

Solo allora e solo dopo questo intenso cammino, forse saremo pronti ad una resa totale a qualcosa di più grande.

Occorre iniziare il cammino per poter raggiungere la vetta più alta e, i primi quattro Niyama, sono il cammino da percorrere prima di compiere gli ultimi passi, quelli che potrebbero condurti all’elevazione più alta.

Secondo Patanjali, il Samadhi (la “meta” dello yoga) viene raggiunto dal praticante che si rifugia in Dio e si abbandona al Divino.

E’ proprio il rispetto di questo principio che permette al praticante di rinunciare ai desideri, di combattere i sensi, di sconfiggere tutti gli ostacoli che insorgono nel proprio cammino e di sviluppare così la devozione.

Grazie a tutto questo, può proseguire nel propio percorso spirituale.


Sviluppare la devozione

Abbandono e devozione

Quando avremo compreso l’essenza della parola Universo, del Sé e della Verità Eterna, allora sarà semplice comprendere anche che la Verità Eterna è il potere supremo dell’Universo.

Questa comprensione profonda ci porterà a sviluppare l’attenzione verso quell’indefinito “qualcosa di più Grande”, e sarà questa attenzione che porteremo in noi a renderci vicini e in unione con questo.

Man mano che questa consapevolezza cresce, diventa naturale sviluppare la devozione, ed è proprio questa devozione che ci condurrà in modo semplice e naturale ad arrenderci alla Verità Eterna.

Leggi anche: Consapevolezza: come essere più consapevoli di sè grazie allo yoga e alla meditazione


La pratica di Isvara Pranidhana sul tappetino

Arrendersi sul tappetino

E’ interessante vedere come poter applicare questo principio quando si praticano le posizioni.

Il senso della parola ‘arrendersi’ può rimandarci ad un senso di debolezza e sottomissione, forse passiva.

Ma arrendersi alla pratica degli asana non è affatto debolezza, anzi è forse la cosa più forte che puoi fare; ancora una volta lasci andare i pensieri, le aspettative, gli obiettivi da raggiungere e, nell’ascolto, comprendi il momento e lo spazio dove fermarti, dove fissare, dove riposare.

Da questo riposo puoi ricevere un’enorme comprensione di te, il rispetto per il tuo corpo, coltivare la pazienza, diventare più umile e potrai inoltre permettere alla pratica di sostenerti, grazie allo sviluppo di una straordinaria forza di volontà.

Cerca perciò di iniziare a mettere in pratica questo principio così importante prima di tutto sul tappetino.

Come spiegato dettagliatamente in EasyYoga, per abbandonarsi nelle posizione è importante praticare la respirazione yogica.

Perciò, mentre pratichi cerca di mantenere sempre la tua consapevolezza sul respiro e cerca di far si che sia sempre lungo, lento, regolare e profondo.

Quando la respirazione ha queste caratteristiche ci si abbandona più facilmente alla pratica.


Isvara Pranidhana oltre il tappetino: abbandonarsi alla vita

Abbandonarsi alla vita

Questo Niyama è spesso descritto come la via più facile verso la propria realizzazione e non richiede alcuno sforzo da parte nostra: lasciamo andare ogni aspettativa e ogni intenzione, dedichiamo tutto a un potere più grande.

Ma in realtà questo potrebbe essere la pratica più difficile da seguire; siamo così inclini a controllare ogni nostra azione ed il suo risultato è che il lasciar andare non è facile affatto.

Se sei il tipo di persona che ha bisogno di quel senso di “controllo nella vita”, ed è in costante battaglia con la mente, Ishvara Pranidhana è probabilmente fra tutti, il Niyama più difficile da seguire.

La pratica consiste nel lasciare continuamente andare e nel non creare aspettative, mentre la mente continuerà imperterrita a fare programmi, rendiconto e a desiderare risultati con uno scopo ben preciso.

In questi caso ti consiglio di lasciare che la mente faccia il suo “lavoro”, di osservare i pensieri che arrivano, i progetti e i calcoli, ma di non agire.

Non agire in questo caso significa non credere ai tuoi pensieri, lasciali essere così come sono perché spesso ti sarà impossibile non averli, ma non dargli credito e prosegui nella tua pratica.

Passo dopo passo, anche se con fatica, noterai che inizierai ad agire più rilassato, che le aspettative diventeranno meno insistenti e che “il guadagno” che intendi ricavare dalle tue azioni diventa via via meno importante.

Per approfondire leggi anche Lasciare andare è un arte che si può apprendere: ecco come!


Il flusso della vita

Lasciarsi andare al flusso della vita

Quando siamo impegnati in azioni in armonia con la natura dell’Universo, è più facile arrenderci.

Ci sarà un abbondante flusso di energia in noi quando le nostre azioni sono corrette e questo flusso ci porterà piacere, il quale a sua volta genera ancora energia che andrà ad aumentare il flusso.

Il piacere nel fare ciò che stiamo facendo è il nostro collegamento con il Divino.

Se osserviamo un artista, un atleta o un insegnante nella realizzazione delle azioni che stanno compiendo, ci rendiamo conto quando i loro gesti e le loro azioni sono guidate da un flusso di energia intenso; stanno compiendo il loro dovere in linea e in armonia con l’Universo, senza fatica e senza aspettative e diventa semplice la resa a ciò che è, al flusso della vita, a qualcosa di più grande.


Il dovere e le giuste azioni

Dovere e giusta azione

Avrai compreso che il quinto Niyama presenta tre benefici in particolare:

  • sviluppa la devozione per la Verità Eterna,
  • sviluppa il fare la giusta azione e
  • porta piacere e gioia nella nostra vita.

Per poter ricevere questi benefici però, occorre che tu abbia ben chiaro il senso del fare “la giusta azione” e occorre anche che tu abbia ben presente il senso del “compiere il tuo dovere“.

Questo significa praticare il cosiddetto Karma Yoga, il compiere l’azione senza alcuna aspettativa, ci conduce con naturalezza verso la pratica di Isvara Pranidhana.

Svolgere il nostro dovere è parte fondamentale del percorso yogico.

Quando facciamo qualcosa al di fuori del nostro dovere, il nostro cammino si blocca poiché la nostra energia si consuma in qualcosa che non è nostro, che non ci appartiene e quindi non si rigenera.

Mentre quando facciamo azioni che ci appartengono, quando compiamo il nostro dovere e ci arrendiamo alla volontà divina, riceviamo un flusso di energia che ci supporta nel nostro cammino yogico.


Riconoscere il Divino nell’altro

Riconoscere il Divino

Seguire il nostro cammino yogico è solo uno fra i nostri doveri; possiamo predisporci ad altre azioni che la vita ci chiama a svolgere seguendo sempre le indicazioni di Isvara Pranidhana.

Per esempio se i nostri genitori sono anziani e ammalati e occorre che ci prendiamo cura di loro, servirli in ciò che occorre loro sarà parte del nostro percorso yogico.

Il Divino esiste infatti in ogni cosa, incluso il cuore dei nostri genitori, che sono essi stessi figli del Divino.

Le giuste azioni portano equilibrio e armonia nel nostro corpo e nella nostra mente.

Se ti stai chiedendo: i miei cari hanno bisogno della mia presenza e delle mie cure, come potrò seguire il mio percorso yogico?

Dovrai servire i tuoi cari al meglio che puoi e ricordarti che stai servendo il Divino che è in loro.

Questo atteggiamo dovrebbe essere assunto con ogni cosa che è giusto fare nella nostra vita.


La connessione con il tutto

Isvara Pranidhana connessione

Un’analoga situazione potrebbe presentarsi quando ospitiamo qualcuno; quando gli amici entrano nella nostra casa possiamo pensare a loro come a qualcosa di più che ospiti: i nostri amici sono dei templi dove risiede il Divino.

Non bisognerebbe mai dimenticarci che siamo costantemente connessi con il tutto e bisognerebbe vedere questa connessione in tutto quello che ci circonda.

Se impariamo a riconoscere la connessione fra amore e Divino, ci accorgiamo della profondità e immensità che questo porta in noi.

Come un giardiniere che riconosce nelle piante che cura la presenza di qualcosa di più grande e ritrova in questo la grandezza e la purezza dell’Amore Divino.


Conclusioni

Come già accennato, Isvara Pranidana è uno degli aspetto dello yoga sicuramente più importanti e non andrebbe trascurato. Piuttosto, andrebbe capito bene e coltivato sia nella propria pratica sul tappetino sia nella vita quotidiana.

Proprio dalle parole di Swami Satchidananda possiamo capire l’importanza di questo Niyama:

“Se sei in grado di padroneggiare questo Niyama, non c’è bisogno di praticare nessuno degli altri”

Ricorda che la quotidianità è piena di spunti per praticare questo atteggiamento di abbandono. L’importante è essere consapevole di queste piccole lezioni e lasciarsi andare sia la flusso della vita che al proprio dovere.

La devozione, la giusta azione e la gioia arriveranno come doni dal cielo.

Per approfondire anche gli altri Niyama leggi gli articoli relativi che trovi di seguito:

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*Immagini da Bigstock

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