Santosha: l’arte di accontentarsi nello yoga e nella vita 4.74/5 (39)

Nel precedente articolo ti ho parlato di saucha, il primo dei 5 niyama descritti da Patanjali negli Yoga Sutra.

Oggi invece andiamo ad approfondire la seconda regola di comportamento che uno yogi e una yogini dovrebbero seguire nel proprio cammino, cioè santosha.

Questo può essere tradotto come accontentarsi e questa qualità è di fondamentale importanza per vivere una vita in pace con noi stessi.

Se non sei contento di quello che ottieni dalla pratica, di quello che hai raggiunto oggi e di quello che c’è nella tua vita in questo momento, difficilmente potrai andare avanti nel tuo percorso yogico e vivere una vita felice.

Non ha importanza quanto si ottiene, in ogni caso la mente tende a voler sempre di più. Proprio per questa tendenza, coltivare e sviluppare l’arte di accontentarsi è di fondamentale importanza.

“È quando le aspettative sono ridotte a zero che si apprezza veramente ciò che si ha.”

Stephen Hawking

In questo articolo scoprirai che cosa significa santosha, come sviluppare la capacità di accontentarsi sul tappetino e come applicare questo principio nella tua vita.

Buona lettura! 😉


  • Se ancora non l’hai fatto ti invito a iscriverti gratuitamente alla newsletter del blog e ad unirti alle migliaia di persone che già fanno parte della community. Riceverai gli estratti delle guide, avrai accesso alle risorse finora inviate agli iscritti,  alcune offerte speciali sui manuali e inoltre riceverai tutti i nuovi articoli direttamente via email.

    Iscriviti ora


Che cosa significa santosha

Santosha accontentarsi

“L’atteggiamento di accontentarsi (santosha) dà origine ad una felicità, al comfort mentale e alla soddisfazione”.

Yoga Sutra 2.42

Il termine “Santosha” in sanscrito significa accontentarsi, contentezza, essere soddisfatti e si riferisce all’essere contenti di ciò che abbiamo e di ciò che siamo in questo momento.

Tutte le pratiche dello yoga ti aiutano incredibilmente poiché permettono di rivolgere lo sguardo internamente, portano calma e pace nella vita, e in generale permettono di essere contenti (santosha) del momento presente, quello che in realtà conta davvero.

Questo principio yogico ha implicazioni profonde e sottili, tanto che spesso si confonde l’essere contenti con l’essere felici.

In occidente il concetto dell’essere contenti non è di facile comprensione e lo yoga ci suggerisce di instaurare relazioni con persone che semplicemente sono contente di ciò che hanno e di ciò che sono in modo da essere di supporto alla qualità della nostra vita.

Possiamo osservare queste persone essere contente di ciò che la vita offre loro ed essere grate di ciò che hanno, lasciarci influenzare da questo stato e onorarle in modo da lasciarci piano piano coinvolgere nella sottile arte dell’accontentarsi.

Se vuoi scoprire anche il significato degli altri niyama puoi leggere questo articolo: Niyama, le osservanze dello yoga per vivere uno stile di vita yogico


Santosha e accontentarsi sul tappetino

Santosha nella pratica dello yoga

Secondo lo yoga bisogna accontentarsi di tutto quello che abbiamo e per arrivare a questo la pratica quotidiana è importantissima.

Spesso succede che mi trovo di fronte praticanti che, pur praticando molto bene, non sono mai contenti dei risultati raggiunti.

Questo non è un atteggiamento corretto secondo lo yoga.

Senza dubbio è fondamentale dare il massimo quando si è sopra al tappetino (tapas) ma è ancora più importante accontentarsi ed essere soddisfatti dei passi in avanti effettuati (santosha), anche se spesso molto piccoli.

Non c’è nessun risultato da raggiungere e nessun asana da praticare perfettamente.

Ci sarà sempre un asana più difficile da fare e qualche dettaglio da perfezionare ma questo non è lo scopo dello yoga.

Se focalizziamo la nostra mente su quello che ancora dobbiamo ottenere è impossibile essere contenti di quello che abbiamo ottenuto.

Solitamente il fatto di non accontentarsi è causato dall’ego (asmita) che vorrebbe sempre di più e non è mai soddisfatto.

Attraverso la pratica bisogna sviluppare la consapevolezza per vedere chiaramente questi meccanismi mentali, per non far si che l’ego prenda il sopravvento e per sviluppare la capacita di accontentarsi sul tappetino.

Una volta sviluppato santosha sul tappetino e nella propria pratica puoi iniziare ad applicare questo principio anche alla tua vita.

Andiamo a vedere come…

Altri principi per praticare correttamente yoga li puoi trovare in questo articolo: Gli asana nello yoga, la guida completa per fare le posizioni nel modo corretto


Contentezza o felicità?

Contentezza o felicità

Molti di noi confondono la contentezza con la felicità.

La contentezza si manifesta con una sottile sensazione di soddisfazione e di completamento, di pienezza. Questa sensazione tende ad essere duratura.

La felicità si manifesta con una sensazione di piacere data sia da eventi esterni che da eventi interiori; solitamente è una sensazione fugace, di un momento, della durata di un lampo.

Per farti comprendere meglio ti propongo un esempio:

  • Ricevi un’automobile nuova che aspettavi e desideravi da tanto oppure vai a cena nel tuo ristorante preferito: per qualche istante sei felice, ti senti appagato e soddisfatto.
  • Una persona semplicemente contenta è soddisfatta di utilizzare la propria auto che svolge quotidianamente la sua funzione ed è soddisfatto di preparare la propria cena con cura, nella cucina della sua casa.

La contentezza è dunque uno stato che ci accompagna nella nostra quotidianità in ogni momento; la felicità è un attimo sfuggente che spesso richiede nuove oggetti, nuove situazioni per potersi ripetere.


I nostri valori e l’arte di accontentarsi

Essere contenti

Non c’è colpa più grande che assecondare i desideri. Non c’è sventura più grande che non sapersi accontentare. Non c’è difetto più grande della sete di guadagno. Perché chi sa che abbastanza è abbastanza ha sempre a sufficienza.

Lao Tze

Santosa ci richiede di approfondire i nostri valori più profondi e di vivere secondo le nostre capacità e i nostri mezzi.

In genere, dopo aver acquisito una istruzione, troviamo un lavoro, guadagniamo soldi e così procede la nostra vita con uno stile di vita che possiamo definire semplice, oppure adeguato oppure lussuoso.

Spesso tendiamo a volere una vita lussuosa e ci sforziamo di guadagnare più soldi per raggiungere i nostri desideri materiali.

Cosa potrebbe succedere invece se accettassimo un lavoro per noi interessante senza costringerci a guadagnare più soldi?

Forse dovremmo fare scelte intelligenti per creare uno stile di vita semplice ma ricco di significato.

Forse impareremo che la felicità viene dalle piccole cose e che l’essere contenti è la nostra ricompensa.

A volte abbiamo già tutto ciò che ci serve; occorre fermare il nostro continuo cercare altro al di fuori di noi e riconoscere ciò che già abbiamo.

Potrebbe succedere che diventi inevitabile una particolare esigenza e che dobbiamo aumentare il nostro impegno per guadagnare un po’ di più; per esempio nella necessità di comprare una nuova automobile perché la nostra è irrimediabilmente rotta.

Ma anche in questo caso possiamo mettere dei limiti e ponderare la nostra scelta: è necessaria l’automobile più costosa oppure una buona automobile che svolga la sua funzione può essere comunque una buona scelta?


Che cos’è la ricchezza?

Accontentarsi delle piccole cose

Un’altra modalità per praticare santosa è quella di chiederci:

Che cosa è veramente la ricchezza?

Secondo l’antica tradizione dello yoga la risposta è: ciò che porta felicità.

Se questo può essere vero anche per noi, allora cerchiamo di comprendere ciò che ci fa stare bene.

Essere in salute? Coltivare gli affetti più cari? Avere ciò che ci serve per una vita equilibrata? Vivere in mezzo alla natura?

Se coltiviamo le piccole cose troviamo quello stato di benessere interiore che è sinonimo di contentezza e di appagamento.

Ricorda che:

“Colui che desidera altro è povero, colui che è contento è invece ricco.”

Quel benessere naturale che ci porta il sorgere del sole, una passeggiata in mezzo alla natura, la soddisfazione delle piccole conquiste quotidiane, un abbraccio, un sorriso.

Quando la capacità di accontentarsi è davvero presente non abbiamo necessità di avere qualcosa di più, come di guadagnare più soldi, di avere un’automobile più grossa, di avere una casa più grande, di fare una vacanza più costosa.


Santosa: oltre l’ambizione

accontentarsi e ambizione

C’è chi sostiene che accontentarsi possa essere un freno all’ambizione e alla prosperità: se ci accontentiamo delle piccole cose, perdiamo la nostra ambizione e la volontà di impegnarci duramente.

Può esserci qualcosa di vero in questo se confondiamo l’essere contenti con l’essere in fuga dalla proprie responsabilità verso noi stessi, la nostra famiglia, la società.

In questo caso vi è spesso la paura dell’impegno o del fallimento, l’incapacità di essere profondamente coinvolti con ciò che si fa e per giustificarci fingiamo una finta contentezza nell’essere come siamo e nell’avere ciò che abbiamo.

La vera contentezza non significa pigrizia.

Quando siamo profondamente coinvolti nella pratica di santosa, ci impegniamo fortemente perché questo stesso impegno ci fa provare soddisfazione per ciò che stiamo facendo, svolgiamo diligentemente i nostri impegni.

Il nostro intento non è evitare lo sforzo, ma condurre una vita piena e appagante.

Quando iniziamo ad accontentarci di ciò che abbiamo, ciò di cui abbiamo veramente bisogno, ci arriva.

Ci sono dei desideri naturali che sorgono da una mente incondizionata, come nutrirsi di cibo sano, circondarci di amici e prenderci cura degli affetti più cari.

Altri desideri, più innaturali, sono spesso il frutto di imitazione di ciò che ci circonda; vogliamo fortemente qualcosa che abbiamo visto intorno a noi come una macchina più bella, una casa più grande, un televisore di ultima generazione.

Ci lasciamo coinvolgere a comprare prodotti o cose dei quali non abbiamo veramente bisogno.

E’ nostra responsabilità aprirci ai desideri naturali e tenere sempre presente il nostro intento al risveglio; potrebbe accadere di sentire contentezza senza alcuna ragione.


Conclusioni

Lo yoga non si ferma nella pratica sul tappetino ma ogni cosa che si apprende mentre si eseguono gli asana andrebbe poi applicata alla nostra vita.

E’ importante prima di tutto cercare di accontentarsi di quello che si ottiene sul tappetino, dopodiché possiamo iniziare ad essere contenti e applicare santosha in tutto quello che accade nella nostra quotidianità.

Accontentarsi però non è una qualità che si acquisisce dal giorno alla notte ma è una vera e propria arte che si coltiva lasciando andare il superfluo, approfondendo lo studio de sé e praticando yoga costantemente.

Ora che hai le informazioni giuste a te sta praticare e fare il massimo per applicare santosha, l’arte di accontentarsi, alla tua vita.

Se questo articolo ti è piaciuto e ti è stato utile ti invito a condividerlo nel tuo social network preferito tramite i pulsanti di seguito, in questo modo lo potranno leggere anche i tuoi amici e sarà utile anche a loro.

Grazie e namaste! 😀


  • Se ancora non l’hai fatto ti invito a iscriverti gratuitamente alla newsletter del blog e ad unirti alle migliaia di persone che già fanno parte della community. Riceverai gli estratti delle guide, avrai accesso alle risorse finora inviate agli iscritti,  alcune offerte speciali sui manuali e inoltre riceverai tutti i nuovi articoli direttamente via email.

    Iscriviti ora

TI E' PIACIUTO QUESTO ARTICOLO?

  • Natur Love

    Articolo molto interessante! Non conoscevo questo termine specifico, ma trovo sia molto significativo, in particolar modo oggi, che ci allontaniamo troppo spesso dal reale valore delle cose perdendo di vista la bellezza della vita.

    Grazie per lo spunto!

    Mario
    http://www.naturlove.it

    • Ciao Mario e grazie per il commento. Sinceramente non mi piacciono commenti lasciati per mettere link esterni verso le proprie pagine. Cortesemente puoi togliere il link per favore?
      Grazie