Asteya: non rubare e l’arte della generosità 4.93/5 (14)

Hai mai sentito parlare di Asteya?

Se già pratichi yoga da tempo e ti è capitato di leggere qualche libro sulla filosofia yogica, sono sicuro che hai già incontrato questo termine sanscrito.

Significa non rubare ed è il terzo yama descritto negli Yoga Sutra di Patanjali.

E’ uno dei principi che ogni praticante dovrebbe conoscere, tenere sempre in mente e cercare di mettere in pratica, non solo sul tappetino da yoga, ma anche nella propria vita.

Se ancora non lo conosci e vuoi saperne di più su questo argomento ti invito a leggere questo articolo. Scoprirai il significato di Asteya, che cosa succede alla mente quando ci si appropria di ciò che non è nostro, cosa ci insegna la natura sul possedere e numerose altre riflessioni utili per crescere.

Buona lettura!


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Il significato di Asteya? Significato asteya

Dopo la non violenza e l’Essere nella Verità, incontriamo nei Sutra di Patanjali Asteya, non rubare.

Il grande filosofo indiano, considerato il padre del raja yoga, descrive così questo principio:

“Quando nella vita ci radichiamo nel principio del non rubare e non desiderare di possedere, solo allora i più grandi tesori dell’esistenza e si presentano a noi.”

Il desiderio di appropriarsi delle cose o delle persone è spesso la causa delle nostre sofferenze.

Quando le persone o le cose diventano oggetto del nostro desiderio di possesso, sviluppiamo aspettative e senso di attaccamento.

Asteya, il terzo Yama, viene tradotto come non rubare ed è comunemente inteso come non appropriarsi di ciò che non è nostro, ma possiamo estenderne significato in un senso più ampio.

Per approfondire: Yama, i principi etici dello yoga


L’appartenenza delle cose

Appartenenza delle cose

Se ci guardiamo intorno, possiamo vedere una miriade di oggetti in ogni luogo. A volte però dovremmo domandarci:

Cosa realmente ci appartiene? Abbiamo il diritto di possedere questi oggetti? Di quali oggetti abbiamo davvero la necessità? Quali possiamo donare agli altri affinché li utilizzino?

Possiamo prendere in prestito oggetti o strumenti dal nostro vicino, utilizzarli e rispettarli e mantenerli in buone condizioni e poi restituirli.

Tutti gli oggetti e le forme materiali appartengono alla Natura; ce ne è permesso l’utilizzo, ma solo temporaneamente.

Infatti la Natura ci concede di usare gli oggetti per un periodo limitato. Quando abbiamo fame, prepariamo il cibo e lo mangiamo, altrimenti potrebbe diventare avariato. Un automobile anche nuova, con l’utilizzo si deteriora e saremo costretti a comprarne una nuova.

Anche una casa che dapprima ci potrà sembrare permanente, via via si deteriorerà.

Anche se abiteremo nella stessa casa durante tutta la nostra esistenza, prima o poi dovremo lasciarla. Così come dovremo lasciare il nostro corpo.

La natura ci comunica chiaramente e costantemente che non possediamo nulla per davvero e che le cose che accumuliamo, ci sono donate in prestito.


Le conseguenze del possedere

Le conseguenze del possedere

La proprietà delle cose materiali, influenza la nostra vita in diversi modi.

Anche se le cose appartengono alla Natura, in quanto essere umani tendiamo a pensare che siano nostre. “Questo orologio è mio”; “Questa penna mi appartiene”; “Questa casa è di mia proprietà.”

Queste frasi hanno un’influenza precisa nella nostra mente che inizia ad attaccarsi agli oggetti; l’attaccamento ci rende esseri avidi che tendono a volere sempre di più.

Inoltre l’attaccamento nutre quella parte dell’ego che si identifica con gli oggetti e con il loro possesso.

Se pratichi yoga e meditazione da diverso tempo e hai affinato l’arte di sentire le tue percezioni, ti puoi rendere conto dell’influenza che questi meccanismi arrecano alla tua mente.

La proprietà degli oggetti è una mera illusione anche se il nostro attaccamento può risultare forte e reale.

Approfondisci anche: Come diventare più consapevoli dei propri attaccamenti


Appropriarsi di ciò che non é nostro

Il furto

Se rubiamo qualcosa, l’influenza della nostra azione ricadrà anche sull’oggetto rubato, che sarà intriso di questa energia negativa, inoltre anche coloro che utilizzeranno il materiale rubato ne sentiranno l’influenza.

Il proprietario dell’oggetto rubato soffrirà e il suo dolore passerà a colui che ha rubato. Se qualcosa non ci appartiene non dovremmo, se possibile, neppure toccarla.

Una persone comune forse non noterà gli effetti e le conseguenze di questo, ma uno yogi avanzato saprà senz’altro distinguere come queste influenze agiscono sulla mente.


Le tre diverse forme del rubare

3 forme di rubare

Vediamo ora le tre diverse forme del rubare, così come riportate nei Sutra di Patanjali.

Il primo, il più familiare, è il furto che come ben sai è appropriarsi delle cose altrui.

La seconda forma del rubare è il plagio ed ha a che fare con l’utilizzo improprio o senza permesso delle conoscenze e del sapere di altre persone.

Per esempio, se riceviamo gli insegnamenti da un maestro e poi ne storpiamo l’essenza, oppure se li facciamo passare per nostri, oppure se non comunichiamo con chiarezza e trasparenza la fonte degli insegnamenti, allora stiamo compiendo un plagio.

Ci può aiutare comprendere che quando riconosciamo la sorgente delle nostre conoscenze, creiamo una maggiore connessione con le conoscenze stesse. E quando siamo connessi alla sorgente, continuiamo a ricevere con grazia e semplicità gli insegnamenti. In questo modo incoraggiamo il fluire della verità.

Del resto quando riconosciamo pienamente la fonte delle informazioni che abbiamo, questo creerà un collegamento vivo e intenso fra la fonte e colui che da noi riceve le informazioni.

La terza forma del rubare é il furto mentale.

Sono diverse le occasioni nella nostra vita nella quali ci confidiamo intimamente con qualcuno; ciò che confidiamo o che ci viene confidato va onorato e rispettato ed è parte integrante del praticare Asteya.

Se qualcuno ci fa una confidenza e ci chiede di mantenerla per noi, abbiamo il dovere di onorare questa richiesta. Allo stesso modo non dobbiamo leggere senza averne il permesso, diari personali, lettere o informazioni ritenute confidenziali, altrimenti stiamo portando via qualcosa che non è nel nostro diritto.

Anche ascoltare una conversazione che non è indirizzata a noi è considerato furto; dovremmo infatti allontanarci dalla conversazione e dimenticare quanto ascoltato.

Il furto mentale è dannoso e non è un metodo appropriato per acquisire conoscenza.


Il furto del momento presente

Furto del momento presente

Un’altro furto di cui spesso non si pensa e che secondo me è importante ricordare è il quello del momento presente.

Infatti, quando la mente è agitata si sta continuamente a pensare al passato o al futuro, ai desideri, a ciò che si vorrebbe possedere e tutto questo fa si che non viviamo pienamente il momento presente, che in fin dei conti è l’unico che conta davvero.

Ma come fare per evitare che ci autoderubiamo della bellezza del qui ed ora?

Semplice. Dobbiamo praticare molto yoga e molta meditazione.

E’ la pratica che pian piano ci fa diventare sempre più consapevoli dei meccanismi mentali e ci permette di vivere pienamente il momento presente, senza lasciare che i pensieri negativi, le emozioni, gli attaccamenti, etc. ci controllino.

Per approfondire scopri anche: Il qui ed ora, il segreto per vivere il presente


La complicità della Natura

Complicita della natura

Il cibo del quale ci nutriamo appartiene alla natura; quando ci procuriamo il cibo e ce ne nutriamo potrebbe essere buona cosa “chiedere dunque il permesso” alla Natura.

Possiamo per esempio dire una breve preghiera o semplicemente essere consapevoli che il cibo proviene dalla Natura.

Il fatto di essere consapevoli di questo aiuta moltissimo a vivere una vita più in linea con i principi dello yoga e così non si spreca niente, ci si accontenta di ciò che si possiede, si mangia moderatamente e si apprezza di più il cibo naturale.

Patanjali inoltre ci insegna che quando impariamo a mettere in pratica Asteya, potremo in modo naturale fare l’esperienza dell’abbondanza e ricevere dalla natura il meglio di ogni cosa.

Scopri anche L’arte di accontentarsi nello yoga e nella vita


La generosità

Generosita

La generosità può risolvere diversi squilibri creati dal volersi appropriare di qualcosa che non ci appartiene, poiché sviluppa il non attaccamento alle cose materiali e evita la non identificazione dell’ego con il possesso e con gli oggetti posseduti.

Perciò è una qualità che va coltivata.

Per esempio Sivananda consiglia di dare circa il 10% delle proprie entrate in beneficenza. Secondo lui, questa semplice azione aiuterebbe a coltivare la generosità, a ridurre l’attaccamento alle cose materiali, ad aiutare il prossimo e riempie il cuore di gioia.

Raggiungere il non attaccamento richiederà sicuramente del tempo, ma la pratica della generosità nel lungo periodo è uno dei prerequisiti principali per liberarci dall’attaccamento e dalla frenesia del possesso.

Patanjali suggerisce la generosità come pratica per annullare la tendenza a rubare: se senti la tentazione di rubare o di appropriarti di qualcosa che non è tuo, allora correggi questa tentazione con un atto di generosità

Amo interpretare questo Yama come un inno alla generosità più che come un divieto, un invito a usare solo ciò di cui abbiamo bisogno e a condividere il più possibile con gli altri, lasciando le cose libere di essere utili e di passare di mano in mano a seconda della necessità e del piacere, momento per momento, così come la natura ci insegna.

Questo è un invito anche a non accumulare cose e oggetti che comunque non potranno mai essere davvero nostri.

Del resto, essere posseduti dal possesso e la convinzione che la felicità venga dalle cose esterne, è una grande follia.

Leggi anche Come lasciare andare ciò a cui siamo troppo attaccati


Conclusioni

Ora che sai cosa significa Asteya, il principio del non rubare, sta a te metterlo in pratica.

I sutra non sono come altri libri che una volta letti spesso si dimenticano. I sutra esistono per essere messi in pratica nella vita.

Solo quando si inizia a vivere rispettando i principi yogici, si comincia il processo di trasformazione interiore che questa disciplina dovrebbe donare a chi la pratica.

Perciò mi auguro che da oggi stesso tu faccia del tuo meglio per cercare di mettere in pratica ciò che hai letto in questo articolo. Non preoccuparti se non riuscirai ad essere perfetto in tutto. I miglioramenti avvengono con il tempo.

L’importante però è fare il tuo meglio per cercare di portare gli yama e di niyama nella tua vita.

Scopri anche gli altri Yama:


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*Immagini tratte da Bigstock

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