Karma yoga: cos’è, le origini, i principi ed i benefici 5/5 (13)

Se pratichi yoga da un po’ di tempo sono sicura che hai sentito parlare di karma yoga.

Ma che cos’è? Quali sono le sue caratteristiche? Come può aiutarti nella vita quotidiana?

Il karma yoga è uno dei sentieri spirituali che uno yogi può scegliere.

Negli ultimi anni sono nati numerosissimi stili di yoga che principalmente sono modifiche dell’hatha yoga classico, ma devi sapere che, secondo il pensiero induista del Vedanta, ci sono 4 tipologie di yoga che possono portare alla salvezza:

  • Bhakti yoga: il sentiero della devozione;
  • Jnana yoga: il sentiero della conoscenza del Sè;
  • Raja yoga: lo yoga del controllo fisico e mentale descritto da Patanjali;
  • Karma yoga: la via dell’azione.

In questo articolo scoprirai quest’ultima tipologia di yoga, secondo la quale è attraverso l’agire che l’uomo può raggiungere la realizzazione di Sé.

Buona lettura… 😉

Arjuna: “se intendere tu ritieni che sia superiore all’agire, o janardana, perché mai vuoi impormi (di compiere questo) terribile atto, o kesava? Con un modo di esprimerti che è per così dire ambiguo, tu hai l’aria di portar confusione nel mio intelletto. Dimmi dunque, con definita certezza, (quale sia) l’unica cosa per mezzo della quale io possa raggiungere il sommo bene.”

Krishna: “o (eroe) senza macchia…non con il tenersi lontano dall’operare può l’uomo arrivare a conquistare la libertà dall’agire, e non con la rinuncia al mondo, puramente e semplicemente, può raggiungere la perfezione…”

Bhagavad Gita


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Che cos’è il karma yoga

Che cose il karma yoga

È nel terzo capitolo della Bhagavad Gita che si esprimono i principi del Karma Yoga e quindi dell’importanza dell’azione rispetto all’inazione, l’azione compiuta con distacco, perseguendo il proprio Dharma o legge universale, accettando il risultato delle proprie azioni, al servizio del divino.

In questo modo l’azione non produce karma, si abbandona l’ego, ritenendo non sè stessi, ma la volontà divina, come autore delle proprie azioni e questo porta il karma yogi (chi pratica Karma Yoga) all’ unione del proprio Sé individuale col Sé universale (Purusha), fino alla liberazione (Moksha) dal Samsara (ciclo di nascite e morti).

Rispetto agli altri sentieri dello Yoga, il Karma Yoga è il più pratico; mentre il Bhakti Yoga è per chi è in uno stato evoluto della pratica, lo Jnana Yoga, il Raja Yoga e l’ Hatha Yoga possono essere praticati solo in un determinato momento della giornata e per un certo periodo di tempo, il Karma Yoga si può applicare alla vita quotidiana e in tutte le attività umane.

Il karma yogi non rinuncia, ma resta nel mondo e agisce in esso con consapevolezza, senza alcuna aspettativa per i risultati delle sue azioni, al sevizio del suo vero Sé.

Questo non significa accettare passivamente qualsiasi cosa, ma la capacità di rimanere presenti e distaccati nel compiere l’azione.

In questo modo, il Karma Yoga ci dice, si sciolgono i legami karmici che legano l’uomo al mondo illusorio (maya) e ci si unisce al divino e ogni azione diventa un atto meditativo.

Il nostro karma attuale è in rapporto alle azioni compiute in passato, dunque restando presenti, responsabili delle nostre azioni, scegliendo la cosa giusta da fare nel momento e restando consapevoli di far parte del Tutto, non si produce karma.

Il Karma Yoga insegna che qualsiasi malcontento che può venire dall’insoddisfazione per la propria vita, per il proprio lavoro ecc. è energia sprecata, poiché siamo gli unici responsabili di noi stessi ed è inutile sfuggire al proprio destino o opporsi con violenza, ma è utile accettare ciò che ci accade e agire restando sempre presenti come se fossimo in meditazione.

Ma come ha avuto origine il karma yoga? Andiamo a scoprirlo…

Approfondimento: Il karma: cos’è, cosa significa e come funziona la legge karmica


Le origini del Karma Yoga e la Bhagavad Gita

Origini karma yoga bhagavad gita

La fonte più ricca per comprendere lo Yoga è il poema “Mahabharata“, la cui parte fondamentale è la “Bhagavad Gita“, un trattato di settecento versi che sintetizza l’ideologia e la pratica dello Yoga.

È stato composto nel 300 a.C., ma si riferisce ad avvenimenti storici più antichi. Descrive una grande guerra che non si conosce se sia realmente accaduta o se rappresenta unicamente un simbolismo per la vita degli uomini.

La Bhagavad Gita presenta i principi del Karma Yoga e, attraverso la guerra di cui tratta (il campo di Kurukshetra), rappresenta lo scontro che ogni anima ha quando si reincarna.

Krishna è il protagonista della lezione di vita che nell’opera infonde ad Arjuna, suo discepolo.

Arjuna non vuole combattere perché crede che sia peccato uccidere, Krishna allora spiega al suo discepolo che nessuno muore, perché l’anima è immortale e perché combattere al suo servizio è trascendenza e non porta nessun peccato.

Krishna descrive il Karma Yoga come azione devozionale, libera da alcuna reazione e spiega ad Arjuna, che deve combattere, perché evitare le reazioni al peccato, compiendo servizio di devozione, è migliore di sfuggire alle reazioni, che ci sono in ogni caso rinunciando se non si compie nessuna azione.

Krishna dice al suo discepolo di combattere, ma con conoscenza e distacco.

Successivamente, in risposta al quesito che pone Arjuna sulla motivazione che spinge l’uomo a peccare, anche contro il suo volere, come se fosse costretto, Krishna risponde che il nemico è la lussuria e raccomanda Arjuna di regolare i suoi sensi e di essere servitore di Krishna, così da sottrarsi alla lussuria. Quindi di combattere in piena conoscenza di lui.

Andiamo ora a vedere i principi del karma yoga…


I principi del Karma Yoga

Caratteristiche karma yoga

Ci sono alcuni principi che contraddistinguono questo tipo di yoga dagli altri ed uno yogi dovrebbe conoscerli perché sono molto importanti.

Ecco quali sono:

1) L’agire puro e distaccato

“…lascia dunque che le tue azioni siano pure Arjuna, libere dai legami del desiderio.”

Bhagavad Gita

Secondo il karma yoga bisognerebbe compiere le proprie azioni con mente pura e con un senso di distacco.

Questo principio è molto importante perché permette di agire e fare quello che la quotidianità ci chiede di fare in modo libero, con mente calma, con atteggiamento yogico e agendo senza attaccamento o avversione.

2) Azione al servizio del divino

“Attraverso il sacrificio tu onorerai gli Dei e gli Dei ti mostreranno il loro amore. È cosi, in armonia con loro, tu raggiungerai il sommo bene.”

Bhagavad Gita

E’ attraverso la dedica delle proprie azioni al divino che uno yogi agisce in modo corretto.

Se pensiamo che le nostre azioni sono compiute dal nostro “Io”, non facciamo altro che dare spago al nostro ego che si rafforzerà sempre di più causando non pochi problemi.

Se invece si pensa che le nostre azioni non appartengono a noi stessi ma che siamo solamente al servizio del divino, il nostro ego pian piano si indebolirà e si potrà sperimentare quell’unione con il tutto, il fine dello yoga.

Sicuramente per applicare questo principio c’è bisogno di sviluppare l’arte del lasciare andare che ho approfondito in questo articolo.

3) Agire senza aspettativa

“Chi tiene sotto controllo i suoi cinque sensi nell’azione, ma continua a pensare agli oggetti dei sensi, quello sciocco è chiamato ipocrita. Ma chi, o Arjuna, tenendo sotto controllo la mente comincia la disciplina dello yoga dell’azione, senza aspettative per i risultati, questi è superiore.”

Bhagavad Gita

Qui Krisnha dice ad Arjuna di tenere sotto controllo i 5 sensi perché sono proprio questi che portano il praticante fuori strada e di cercare di agire sempre senza aspettarsi niente.

Se si agisce con l’aspettativa, l’azione stessa è condizionata da quello che si vuole ottenere. Se invece lo si fa senza aspettarsi nulla, l’azione è incondizionata e totalmente libera.

4) Agire in presenza

“… Si dice che il potere dei sensi sia grande, ma ancora più grande è la mente, più grande della mente è Buddhi (la ragione), e più grande della ragione è il Sé. Comprendi quindi, come il Sé è al di sopra della ragione con la mente ferma nella realizzazione del Sé.”

Bhagavad Gita

La consapevolezza è di fondamentale importanza perché se non si è consapevoli dei propri pensieri, delle proprie emozioni e di cosa succede dentro di se è impossibile essere padroni delle proprie azioni.

Come si può controllare qualcosa di cui non si è consapevoli?

Ecco allora che la pratica dello yoga e della meditazione vengono in nostro aiuto.

E’ proprio grazie alla pratica costante infatti che si sviluppa una profonda consapevolezza di se che è la base per poi applicare i principi del karma yoga nella quotidianità.

Approfondimenti:


I benefici della pratica del Karma Yoga e perché praticarlo

Benefici karma yoga

Il Karma Yoga è una via per usare nel modo migliore il potere della mente attraverso la meditazione nell’azione.

Praticare lo yoga dell’azione dovrebbe essere una normalità per chiunque faccia un percorso di consapevolezza di Sé e per chiunque segua una pratica yogica. Questo perché è nella quotidianità che si impara ad osservare se stessi.

I benefici che porta la pratica del Karma Yoga sono:

  • L’osservazione di sé stessi nell’agire attraverso la presenza attenta, cioè comprendere i capricci dell’ego, gli automatismi della mente, gli schemi mentali, i propri limiti e superarli.
  • Eliminazione dell’ansia di “fare” o nel “fare”, cioè se agisci senza aspettarti nulla, ma solo perché lo devi fare e lo vuoi fare, svanisce la così detta ansia da prestazione o da risultato.
  • Il prendere consapevolezza di far parte di un progetto più grande e di essere parte di un Tutto, per cui anche nei momenti no, c’è un senso. Questo porta significato alla propria esistenza.
  • Sviluppare la calma interiore nell’azione. Se agisci con consapevolezza e distacco non può esserci fretta nel fare quello che la quotidianità ti richiede.
  • Agire al meglio, cioè fare l’azione al meglio delle proprie possibilità, non per avere i complimenti o per i risultati ma perché è giusto così.

Per scoprire tutti i benefici dello yoga leggi anche:


Lo Yoga dell’azione, come applicarlo nella vita quotidiana

karma e quotidianita

Cosa ci insegna la filosofia indiana attraverso il Karma Yoga?

Il più delle volte l’attività distaccata non è che lo strumento necessario per l’unione ineffabile con il Tutto. Realizzare le attività in intima fusione e comunione profonda col divino, in profonda armonia con l’universo intorno a noi e con il trascendente oltre noi, non lasciarci limitare dal mentale umano, spesso chiuso e discriminante, non essere schiavi dei suoi imperativi ignoranti o aberranti e dei suoi suggerimenti sbagliati, questo è il karma yoga.

Da “Yoga integrale pratico”, Sri Aurobindo

Il principio fondamentale che ci insegna il karma yoga è che nella vita non serve desiderare un destino diverso da quello che hai e neanche di aver paura di agire in un certo modo, ma di comprendere ciò che è giusto fare in quel momento, nell’ora.

È solo accettando l’adesso che puoi ottenere un cambiamento.

Ognuno di noi fa nella vita delle cose che non piace fare; il Karma Yoga ci insegna di non sfuggire, ma di cambiare atteggiamento, cioè non è importante quello che fai ma come lo fai.

Perciò cerca di seguire questi semplici consigli:

  • Metti consapevolezza in ogni cosa che fai. In questo modo potrai vivere pienamente il momento presente e avrai più controllo delle tue azioni.
  • Mentre svolgi le tue azioni quotidiane, non pensare al risultato che avrai dopo averle svolte, falle come se fosse il tuo ultimo giorno di vita, non c’è alcun risultato. I risultati prima o poi arriveranno. Qualsiasi cosa fai cerca di farla con il cuore e, non solo la farai al meglio, ma quello che otterrai sarà molto più importante dei risultati.
  • Esprimi gratitudine mentre agisci. In questo modo anche fare un caffè può diventare un rito, una meditazione.
  • Se vivi un periodo difficile e stai affrontando delle difficoltà, pensa che fai parte di un progetto più grande, che il tuo vero Sé sta lavorando per te. Come la pratica ci insegna, la vita è piena di alti e bassi e non bisogna demoralizzarsi quando le cose non vanno come ci aspettavamo, piuttosto è importante rimanere con mente calma di fronte a qualsiasi cosa succeda, sia quelle positive che quelle negative.
  • Il volontariato può essere considerato come il sinonimo occidentale del karma yoga. Se puoi e se hai del tempo libero impiegalo per aiutare qualcuno, per dare il tuo piccolo contributo per conservare l’ambiente o comunque per sostenere una causa importante per te.

Conclusioni

Come avrai certamente capito, il karma yoga non è uno stile di yoga con una pratica fisica ben precisa come ad esempio l’iyengar yoga o l’ashtanga vinyasa yoga ma è più un modo di vivere.

Questo sentiero è descritto nella Bhagavad Gita, uno dei libri sullo yoga in assoluto più importanti, ed i pilastro su cui si fonda è l’azione consapevole, pura, distaccata e senza aspettativa.

Se vuoi approfondire questo aspetto molto importante della filosofia dello yoga, non solo ti invito a leggere la Bhagavad Gita, (clicca qui i vari commentari) ma anche di dare un’occhiata ai seguenti testi:

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*Immagini da Bigstock

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