Purusha e Prakriti 4.83/5 (12)

Se pratichi yoga da un po’ di tempo sicuramente avrai sentito o letto le parole Purusha e Prakriti.

Ma cosa significano? Perché sono importanti nella filosofia dello yoga?

Quando Andrea mi ha chiesto di scrivere un articolo su Purusha e Prakriti, ho risposto di sì con entusiasmo, memore di una bellissima esperienza al riguardo durante il corso di formazione per insegnare Shakti dance.

Quando però mi sono seduta a raccogliere le idee per scrivere questo articolo, mi sono resa conto di come fosse un argomento difficile da trattare con semplicità.

Spero di riuscire a trasmetterti l’essenziale di questi insegnamenti, che sembrano astratti ma la cui comprensione tocca profondamente la nostra vita.


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Il Samkhya in breve

Samkhya

La filosofia Samkhya, che ha influenzato in misura determinante lo yoga e l’ayurveda, rappresenta un cammino spirituale di liberazione attraverso la pura comprensione, cui si giunge allenando continuamente la nostra capacità di discernimento.

Si tratta di una filosofia molto antica, uno dei sei Darshana (visione) della filosofia indiana, ortodossa in quanto riconosce l’autorità dei Veda.

Il Samkhya precede la filosofia Vedanta, infatti emerge nel periodo pre classico, anche se viene diffuso più tardi, nel periodo classico, attorno al 200 d.C. Originariamente il Samkhya viene fatto risalire al saggio Kapila; mentre la forma classica fu sistematizzata molto tempo dopo da Ishvara Krishna.

I Veda rappresentano lo strato più antico della letteratura sanscrita, sono riconosciuti come conoscenza spirituale, in quanto non sono frutto dell’intelletto umano ma sono stati direttamente rivelati da Dio, attraverso le intuizioni degli antichi saggi, i Rishi.

I testi vedici più antichi risalgono al 3500 a. C. sebbene siano stati rivisitati e sistematizzati nel tempo dando vita anche ai testi vedici successivi come le Upanishad risalenti al 1000-100 a.C.

La parola Samkhya significa “discriminazione, enumerazione”; infatti è una filosofia che riconosce e iscrive in categorie specifiche tutte le diverse combinazioni degli elementi che compongono la creazione.

Il Samkhya classico si presenta come una filosofia estremamente razionalistica, probabilmente come risposta alle sfide degli approcci fortemente analitici circa l’essenza della natura e della creazione, tipici del Buddismo Mahayana, molto diffuso durante il periodo classico.

Per approfondire:


Il significato di Purusha e Prakriti

Il significato di Purusha e Prakriti

Secondo gli antichi saggi, relatori del sistema filosofico Samkhya, le due componenti di base della natura, che di conseguenza vanno considerati principi ultimi ed eterni, sono il Purusha e la Prakriti.

Il primo, Purusha,  rappresenta l’Energia Cosmica Spirituale, la coscienza cosmica impassibile ed immutabile, di cui nel microcosmo ritroviamo il riflesso nella coscienza di un individuo non identificata nella materia e nell’ego.

La seconda, Prakriti, è l’Energia Cosmica Materiale, attiva e dinamica, che forma il tessuto della creazione.

Il Samkhya spiega che Prakriti è la materia inerte primordiale, l’essenza di tutta la natura materiale ed è il campo di potenziale per Purusha. Purusha invece è l’anima o la luce della pura consapevolezza.

Secondo le scuole originarie del Samkhya, tutta la creazione può essere ricondotta in ultima analisi a questi due principi, che coesistono in un’eterna dualità, opponendosi ad ogni tentativo di risoluzione o di unione.

Per questo il Samkhya viene considerato come una filosofia dualistica (dvaita).

Quando il Purusha e la Prakriti entrano in contatto fra loro, per un motivo non conosciuto, si manifesta l’intero universo, che si configura come un’evoluzione della Prakriti.

Ho trovato un video molto interessante che spiega bene Purusha e Prakriti, però è in Inglese, sia la voce che i sottotitoli. Se lo capisci prenditi il tempo di dargli un’occhiata perché è molto interessante e ti può aiutare con la comprensione di questi argomenti.


Purusha e Prakritri nella creazione

Purusha e Prakriti nella creazione

Il processo della creazione dunque, ha inizio quando Purusha, il non manifesto, “richiede” che Prakriti faciliti il suo auto conoscimento attraverso l’esperienza materiale tangibile.

La luce di Purusha penetra il campo potenziale di Prakriti, avviene un primo movimento nei tre Guna, fino a questo momento qualità intrinseche a Prakriti, ma inerti, e stimola la qualità dinamica di Rajas. Anche le altre due qualità Sattva e Tamas vengono a questo punto messe in gioco. Così nasce la prima vibrazione originaria.

A partire da questa vibrazione, la complessità della vita ha iniziato ad espandersi.

Il Samkhya descrive le manifestazioni dei tattva a partire dal potenziale latente iniziale di Prakriti fino ad arrivare agli elementi grossolani dei fenomeni fisici.

Attraverso le sue “enumerazioni”, il Samkhya inquadra la maggior parte dei fenomeni dello yoga; i tre guna, i 5 elementi, i prana vayus, i chakra.

Infatti, in questo primo amalgama di Purusha e Prakriti, denominato Mahat, sono già attive le qualità che determineranno in seguito le caratteristiche di ogni singolo composto di sostanza “vivente”, minerali, vegetali, animali ed esseri umani.

Queste caratteristiche sono rappresentate proprio dai guna: Sattva, Rajas e Tamas.

Ti ricordo qui di seguito le principali caratteristiche dei tre guna.

  • Sattva rappresenta la coscienza, la spinta verso la dimensione spirituale; è una caratteristica che appartiene a tutto ciò che è in grado di generare bontà e felicità. E’ una qualità leggera, trasparente e illuminante. Sattva inoltre è la qualità che determina la formazione dei cinque sensi conoscitivi o jnanendriya: udito, tatto, vista, gusto e olfatto.
  • Rajas invece rappresenta l’attività, intesa in senso positivo, come il dharma (giusta azione) e il divenire del mondo; ma è anche ciò che produce dolore ci spinge all’attività febbrile. Come Sattva determina lo sviluppo dei cinque sensi, così Rajas determina lo sviluppo degli organi di azione o karmendriya: parola, mani, piedi, organi di riproduzione, organi di escrezione.
  • Infine, la terza qualità è Tamas, ovvero tutto ciò che si contrappone all’attività; rappresenta l’apatia, l’indifferenza, ciò che conduce all’ignoranza e all’inerzia. Da Tamas derivano i cinque tanmatras o elementi sottili: suono, tatto, forma, sapore e odore, che, con una successiva condensazione, formano i cinque elementi grossolani (mahabhuta): spazio (akasha), aria (vayu), fuoco (agni), acqua (apas o jala) e terra (prithivi).

Per approfondire i 5 elementi:


Verso Purusha

Verso Purusha

L’intenzione del sentiero del Samkhya è quello di consentire al praticante di yoga di discriminare tra il mondo manifesto e transitorio, Prakriti ed il suo conoscitore permanente, Purusha.

Così il praticante può riconoscere ed accettare i continui mutamenti del mondo manifesto in un modo distaccato, mentre isola se stesso dal corpo, dalla mente e da tutte le forme dell’esperienza della vita materiale.

Infatti, l’essere fisico di una persona ed il suo essere spirituale, rappresentano, nel sistema filosofico del Sāṃkhya, due differenti livelli di esperienza e di realtà.

Questa convinzione da luogo ad una fondamentale scissione tra corpo ed anima, materia e spirito.

L’interazione tra questi due principi attraverso il processo della creazione, è visto come l’origine dell’ignoranza, dell’illusione (Maya), in quanto la luce dell’anima, Purusha, viene nascosta ed intrappolata nel campo materiale e nel mondo delle forme, Prakriti.

Il Sāṃkhya differisce dal sistema filosofico del Vedanta (fine o completamento dei Veda) in quanto, come abbiamo visto, si presenta essenzialmente come una filosofia dualistica.

Invece il Vedanta è una filosofia monistica che descrive il Brahman come il vero Sé, la realtà spirituale che pervade la creazione. Brahman viene definito come Sat Cit Ananda (Verità, Consapevolezza, Beatitudine).

Di conseguenza, l’obiettivo dell’individuo, secondo il Vedanta, è quello di realizzare il Sé divino, che è la vera natura dell’essere umano, una volta spogliato dall’errata identificazione con l’ego.

Si può dire che il Vedanta, supera il dualismo del Sāṃkhya, unificando i due principi maschile e femminile nel campo dell’essenza di Brahman.

Il praticante può finalmente spostare la sua identificazione dall’ego al vero Sé.

Riconoscendo la propria vera natura, la consapevolezza pura del Purusha, il sadhaka (il praticante di yoga) può superare le sofferenze dovute all’illusoria identificazione con la realtà materiale, Prakriti.

La saggezza viene espressa nei Veda, attraverso inni e rituali, di seguito riporto l’inno al Puruṣa contenuto nel Rig Veda (Purusha Sukta RV X, 90)

“Mille teste ha l’Uomo
Mille occhi, mille piedi;
Cingendo la terra da ogni lato,
La supera per l’altezza di dieci dita.

L’Uomo, invero, è questo Tutto,
Ciò che è stato e ciò che sarà.
Il Signore delle sfere immortali
Che egli supera consumando cibo,

Tale è la misura della sua grandezza,
E ancor più grande di questa è l’Uomo.
Tutti gli esseri sono un quarto di lui,
Tre quarti sono l’immortale nel cielo.

Tre quarti dell’Uomo salirono in alto,
Un quarto rinacque quaggiù.
Da questo egli si spiegò in tutte le direzioni
Nelle cose animate e inanimate.

Da lui fu generata la Splendente;
Da questa Splendente fu generato ancora un Uomo.
Appena nato, egli si estese
Su tutta la Terra, davanti e dietro.

Usando l’Uomo come loro oblazione,
Gli Dei compirono il sacrificio.
La Primavera servi’ come burro chiarificato,
L’Estate come combustibile, l’Autunno come offerta.

Questo Uomo evoluto, allora nato per primo,
Essi disseminarono sull’erba sacra.

Gli Dei, così come gli esseri celesti e i veggenti,
Con lui compirono il sacrificio.

Da questo sacrificio, compiuto fino in fondo,
Si raccolse latte cagliato misto a burro.
Da qui vennero le creature dell’aria,
Gli animali della foresta e quelli del villaggio.

Da questo sacrificio, compiuto fino in fondo,
Nacquero gli inni e le melodie;
Da questo nacquero i diversi metri;
Da questo nacquero le formule sacrificali.

Da questo nacquero cavalli, tutte le creature
Che hanno denti nell’una o nell’altra mascella;
Da questo nacquero le razze bovine;
Da questo nacquero pecore e capre.

Quando smembrarono l’Uomo,
In quante parti lo divisero?
Che cosa divenne la sua bocca? Che cosa le sue braccia? Come sono chiamate le sue gambe? Come i suoi piedi?

La sua bocca divenne il brahmano; le sue braccia
divennero il principe-guerriero, le sue gambe
L’uomo comune che esercita un mestiere,
L’umile servitore nacque dai suoi piedi.

La luna nacque dalla sua mente; il Sole
Venne in essere dai suoi occhi;
Dalla sua bocca vennero Indra e Agni,
Mentre dal suo respiro il Vento fu generato.

Dal suo ombelico sgorgo’ l’Aria;
Dalla sua testa si dispiego’ il Cielo,
La Terra dai suoi piedi, dalie sue orecchie le quattro direzioni.

Così sono stati organizzati i mondi.

Sette erano i paletti della recinzione,
Tre volte sette i bastoncini di combustibile,
Quando gli Dei, effettuando il sacrificio,
Legarono l’Uomo come vittima.

Con il sacrificio gli Dei sacrificarono al sacrificio.
Questi furono i primi riti stabiliti.
Queste forze salirono fino al cielo
Dove risiedono gli antichi Dei e altri esseri”.

Invece, questa è la descrizione del Purusha nella Mundaka-Upanishad;

“Purusha è lo spirito cosmico, luminoso, ma senza forma,
Il Sé dell’Universo.
Esso è in tutte le cose, e là tempo stesso al di là di queste,
Non nato, non macchiato dal respiro e dall’intelletto.
È perfino al di là dell’impulso a prendere forma.
Da esso il respiro, l’intelletto e i sensi sono chiamati alla vita,
E più avanti nascono l’etere, l’aria, la luce, l’acqua
E infine la Terra, che è il fondamento di tutto”.

L’esperienza di cui ti ho parlato nell’introduzione aveva a che fare con il Purusha come aspetto del Sé, la consapevolezza pura presente dentro di noi.

Per approfondire: Consapevolezza, come essere più consapevoli di sè grazie allo yoga e alla meditazione


La mente come strumento per raggiungere l’unione

Mente ed unione tra Purusha e Prakriti

Durante il corso di formazione per insegnare Shakti dance, abbiamo “interpretato” le sensazioni esterne, i vari aspetti della mente e del Sé.

È proprio la mente lo strumento specifico che ci permette di realizzare l’obiettivo più elevato dello yoga, cioè l’unione dell’anima individuale con l’anima universale.

È proprio la comprensione della struttura della mente e del suo funzionamento a permetterci di operare quello spostamento dell’identificazione dall’ego al Sé, di superare i condizionamenti che limitano la nostra consapevolezza, di lasciar andare l’illusione della separazione e di fare esperienza della vera natura del nostro Sé.

Esistono tre strati della mente:

  • Citta, lo strato più interno, il nucleo della consapevolezza. E’ la mente inconscia, conscia e superconscia.
  • Manas, lo strato esterno, l’aspetto emotivo della mente. Raccoglie le impressioni sensoriali e reagisce.
  • Buddhi, lo strato intermedio, rappresenta la facoltà razionale e discriminatoria della mente.

E due livelli del Sé:

  • Ahamkara, l’ego; a questo livello percepiamo noi stessi come individui, identificati con il corpo e le nostre caratteristiche e separati dal resto della creazione.
  • Purusha, l’anima, la pura consapevolezza non condizionata; a questo livello, siamo consapevoli dell’essenza spirituale che tutto pervade e ci percepiamo uniti a tutta la creazione.

Parlando di mente viene spontaneo domandarsi come funziona.

Andiamo a scoprirlo.

Approfondimento: Lasciare andare è un arte che si può apprendere. Ecco come!


Il funzionamento della mente

Funzionamento della mente Il mondo esterno fornisce impressioni, sensazioni ed emozioni. Lo strato esterno della mente, Manas, e’ predisposto ad accogliere, in particolare ciò a cui reagiamo (mi piace/non mi piace) e ciò con cui ci identifichiamo.

La facoltà discriminatoria della mente, Buddhi, discrimina e determina quali, fra queste impressioni, sensazioni ed emozioni, possono accedere alla nostra consapevolezza, dove si depositeranno nello strato più interno della mente, Citta, sotto forma di ricordi, schemi di pensiero e di azione.

Quello che si è depositato in Citta, diventa per noi una “verità assoluta”, non siamo più in grado di giudicarlo, e smettere di esserne condizionati, richiede un grandissimo sforzo.

Buddhi, è una facoltà che può essere esercitata a due livelli del Sé, Ahamkara, l’ego, che reagisce alle impressioni sensoriali e si identifica con il corpo e la personalità, e Purusha, l’anima, che osserva le circostanze in modo distaccato e ci permette di apprendere dalle nostre esperienze invece di esserne condizionati.

Il modo in cui funziona la nostra mente nel ricevere informazioni dall’esterno, è strettamente collegato al modo in cui questa governa le nostre azioni.

Buddhi determina qual e’ l’obiettivo del nostro agire e ci permette di comprendere cosa stiamo facendo e perché.

Citta può influenzare le nostre azioni con i suoi schemi di pensiero e di azione/reazione.

Manas è lo strumento attraverso il quale le idee vengono trasformate in comandi per gli organi di azione.

L’Ahamkara ci fa identificare in quello che stiamo facendo, mentre Manas ci permette di sentire dentro di noi gli effetti di quello che stiamo facendo, sperimentando gioia o sofferenza.

Più siamo condizionati dall’Ego, meno la nostra discriminazione (Viveka) è efficace. Più riusciamo a non farci coinvolgere dai sensi e ci lasciamo guidare dal Purusha, più possiamo sperimentare la nostra vera essenza ed essere svincolati dalle circostanze esterne.

Scopri di più su come funziona la mente grazie alla meditazione:


Conclusioni

Questo argomento della filosofia yogica è a mio avviso uno dei più difficili in assoluto ed occorre tempo,  leggere vari libri e articoli per capirlo bene.

Ho cercato di semplificarlo il più possibile e spero di essere riuscita a farti capire cosa significhino Purusha e Prakriti, e quanto la loro comprensione sia importante nello yoga.

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*Immagini tratte da Bigstock

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