L’attaccamento e come liberarsene

“Per trovare la pace interiore pratica il non attaccamento. Sii
consapevole che niente e nessuno ti appartiene veramente.”

Swami Kryanananda

L’attaccamento è uno dei più grandi ostacoli alla serenità e
all’evoluzione dell’essere umano come tale; l’attaccamento, infatti,
impedisce all’uomo di conseguire il suo fine ultimo, quello della
crescita personale, fino al raggiungimento della beatitudine.

In questo articolo vedremo il perché, cosa è l’attaccamento, cosa
fare per liberarsene, come lo yoga e la meditazione sono il mezzo
per raggiungere la meta.

Buona lettura!


Cos’è l’attaccamento

Che cos'è l'attaccamento

L’attaccamento è, in primis, un’eredità socio – culturale secondo la
quale dobbiamo trattenere quanto più ci è possibile, sia che si tratti
di oggetti, idee o anche persone; il tutto, ci racconta la tradizione,
serve ad essere felici.

Trattasi ovviamente di un inganno, dal momento che, è dimostrato,
e ognuno di noi lo ha sicuramente sperimentato, che
l’attaccamento, sia esso al potere piuttosto che ai soldi o alla fama,
agli oggetti, alle persone, alle abitudini o alle proprie idee, più che
generare felicità, genera frustrazione, inquietudine, rabbia, stress,
infelicità, disarmonia con se stessi e il mondo.

Uno dei peggiori effetti che l’attaccamento causa è la perdita di
rispetto verso tutto e tutti, persino verso se stessi, pur di fare il
“proprio interesse” e accaparrarsi quanto più possibile; l’importante
è attaccarsi a cose che, pur non sapendo quando, saremo costretti
ad abbandonare, ritrovandoci nello smarrimento e nella sofferenza.

Per evitare tali disagi, sarebbe molto saggio e salutare imparare a
lasciare andare con serenità, nel momento giusto,
anziché aspettare che sia la vita a sottrarci ciò a cui ci siamo
attaccati. Tutte le cose della vita hanno un loro ciclo di nascita,
crescita, declino e fine, la stessa vita è soggetta a tale ciclo.

L’approccio migliore sarebbe quello di gioire e godere di tutto ciò
che la vita ci dona e della vita in sé, senza diventare dipendenti e
morbosi verso tali doni, che siano delle persone o degli oggetti o
qualcosa di immateriale.


Patanjali e il non attaccamento

Ognuno di noi pensa di essere libero, ma è pura illusione, poiché le
molteplici dipendenze e attaccamenti a cui ci vincoliamo, a partire
dalle abitudini, sono indubbiamente forme di prigionia.

Lo ha spiegato chiaramente Patanjali con un aforisma:

“Distacco è libertà dalla bramosia per tutti gli oggetti di desiderio,
siano essi terreni o tradizionali, di questo mondo o dell’altro”

dove distacco non significa opportunismo, né tantomeno egoismo o non
presenza alla vita. Distacco significa piuttosto equilibrio, giusto
modo di approcciare alle cose, per gioirne senza che ne consegua
sofferenza quando il loro ciclo naturale si esaurisce.

Il nostro malsano attaccamento si ripercuote anche sulle persone
che amiamo, in quanto impedisce anche a loro di evolversi; viene
così a crearsi un circolo vizioso da cui diventa difficile uscire.
Se vogliamo davvero bene a qualcuno dovremmo lasciarlo libero di
volare, di fare le sue scelte, di vivere la sua vita e non attaccarlo a
noi, la sua felicità di esprimersi come desidera dovrebbe essere la
nostra felicità.

Quando veniamo al mondo il nostro attaccamento a chi si prende
cura di noi per consentirci la sopravvivenza è fisiologico, ma come
superiamo tante fasi della vita in modo naturale, così dovremmo
superare quella dell’attaccamento, relegandola a quel periodo
iniziale della nostra vita, quando questa aveva un senso ben
preciso e sano.

Rimanere attaccati all’attaccamento è una dipendenza e come tale
molto dannosa.


Diverse forme di attaccamento

L’attaccamento può essere fisico, mentale o spirituale e nessuno di
questi è sano, perfino l’attaccamento spirituale non lo è, poiché è
sempre un attaccamento.

Per quanto attaccare delle cose o delle persone a noi stessi ci
procuri un senso di tranquillità e sicurezza, si tratta comunque di
pura illusione, di cui diverremo consapevoli nel momento in cui
saremo forzatamente privati di ciò a cui ci eravamo attaccati.
Eppure quella privazione sarà in qualche modo una benedizione,
poiché al di la della sofferenza, entreremo in contatto con il nostro vero sé, con l’ essenza del nostro vero essere, che altrimenti ignoreremmo, forse per sempre.

Abbandonare la modalità attaccamento, lasciare andare, fluire con
gli eventi della vita, imparare un sano distacco non significa
egoismo, né non partecipazione, significa piuttosto vivere centrati e
capaci di non dipendere dagli eventi esterni, significa vivere con
amore profondo e saggiamente.

Chiediamoci sempre se stiamo agendo per attaccamento e
abitudine o per amore e faremo la differenza, poiché l’amore è
libertà e forza interiore, l’attaccamento è condizionamento e
prigionia.

Lasciamo che sia l’amore a farsi spazio in noi piuttosto che
l’attaccamento, liberiamoci da questo nemico che rende grigio il
cielo della nostra anima, lasciamo sia l’arcobaleno dell’amore a
colorare la nostra interiorità.


Yoga e meditazione contro l’attaccamento

Yoga contro l'attaccamento

Praticare lo yoga e la meditazione insegna a diventare osservatori
di se stessi, a contrastare l’identificarsi del praticante con tutto ciò
che è al suo esterno, mettendolo in contatto con la sua vera
essenza, portandolo a comprendere che egli è un essere perfetto
esattamente così come è, come tutto ciò di cui ha bisogno per
evolversi si trovi nel suo mondo interiore in questo esatto momento.

Ci sono posizioni specifiche che favoriscono la crescita personale
sul sentiero del non attaccamento, tuttavia la pratica in generale è di
fondamentale aiuto.

Le posizioni di apertura – come ad esempio il pesce, il ponte o
anche la candela e il secondo rito tibetano – sono fantastiche per
raggiungere l’obbiettivo.

Così come è utile sbloccare il settimo chakra che si trova sulla sommità della testa, o praticare la posizione sulla testa o l’albero lo sono.

Anche la meditazione ci serve per concentrarci, per comprendere
ciò che ci rende dipendenti, ciò che facciamo per amore o per
attaccamento e abitudine, il passo successivo è quello di abbattere
l’approccio non sano che abbiamo istaurato.

Il karma yoga è esemplare per fare ciò, in quanto insegna ad agire
senza intento, senza finalizzare l’azione compiuta a dei frutti, anche
perché l’aspettativa quando – come spesso accade – non viene
soddisfatta, diventa fonte di sofferenza; è importante imparare ad
agire per amore dell’agire e null’altro, il resto viene con se, fluire
serenamente con gli eventi della vita, senza attaccamento è la
giusta via, lo insegna il primo rito tibetano durante il quale si ripete a
se stessi: “ fluisco liberamente con gli eventi della vita” ripeterlo con
seria intenzione consente di metterlo in pratica nella vita di ogni
giorno.

Fluire è il segreto, proprio come fa l’acqua nei suoi percorsi
sulla terra; attaccare, ostacolare, bloccare non va bene.

Quando si pratica, lo si faccia senza competizione o idea di
perfezione, non creiamoci aspettative, pratichiamo per il gusto di praticare, non serve aggrapparsi a un risultato se non a generare
delusione. Ci si porta in una posizione, la si sente comoda e
piacevole, in essa si sente il proprio corpo, si osservano il proprio
respiro e la propria mente, la si esegue al ritmo dell’inspiro
e dell’espiro e questo è tutto; e questo tutto è un immensità, è vita, è
fluire, è stare nel presente

Ci tengo a specificare una peculiarità delle posizioni: quando si
porta il proprio corpo in una posizione, la si vive in modo yogico
senza un tempo specifico; quando si sta a contatto con se stessi, si
sente perfettamente che la posizione nasce, cresce, declina,
finisce; soltanto allora se ne esce poiché sentiamo che questa ci ha
dato ciò che che doveva darci, la sentiamo ormai esaurita e la si
lascia tranquillamente andare. Questa dinamica, una volta appresa,
la si utilizza in tutte le cose della vita.


Consapevolezza e distacco dal tappetino alla vita

Effettivamente lo yoga non è l’ora di pratica sul tappetino o la lettura di un libro ad esso inerente, ma uno stile di vita! Lo yoga è la vita stessa.

Esso insieme alla meditazione ci insegna a rilassarci, ad affidarci, a
vivere nel presente, contrastando quel bisogno di pensare sempre
al futuro, alle conseguenze, alla perfezione, al calcolo.

Riflettiamo un momento su questi punti, porre attenzione può
cambiare la qualità della nostra vita.

  • Siamo davvero sicuri che programmando ogni cosa e attaccando
    quante più cose a noi ci rende gioiosi?
  • Oppure ci rendiamo conto che questo approccio alla vita porta ad una società sempre più infelice?

Non a caso c’è un aumento graduale di suicidi, uso di droghe e psicofarmaci, alcolismo, ansia, attacchi di panico e chi più ne ha più ne metta!

Tempo fa in una disquisizione con un’amica farmacista, ella mi fece notare che il farmaco più venduto, dopo l’antibiotico, è lo psicofarmaco e questo lascia pensare…

Lo yoga ha la capacità di risvegliare alla consapevolezza, alla capacità di distinguere il bene dal male, a fare un inversione di rotta rispetto a ciò che la nostra cultura, interessata quasi esclusivamente al progresso tecnologico, ci ha trasmesso.

E’ tempo di andare incontro all’oriente che, al contrario dell’occidente, ha
dedicato secoli allo studio dell’evoluzione umana da un punto di vista spirituale.

In oriente infatti è stata mantenuta una grande attenzione alla filosofia, finalizzata a indagare l’esistenza umana e i suoi più grandi problemi con l’intento di risolverli.

Lo Yoga è ritenuto un mezzo straordinario per il raggiungimento di tale fine. Esso è basato sull’esperienza secolare dei rishi e sull’osservazione diretta dei fatti della vita con una validità, attualmente, scientifica.

Medita ogni giorno, siediti in silenzio e osserva i tuoi pensieri,
osserva la tua mente, osserva te stesso nel tuo agire quotidiano,
osserva il mondo intorno a te dalla piccola nicchia in cui ti
accomodi, concentrati e comprenderai. Quando ciò si sarà
realizzato vedrai degli enormi cambiamenti e vedrai che tutto ciò
che stavi osservando ti ha dato tanto e ora inizierà a dissiparsi fino a che la tua mente si libererà e si trasformerà in uno spazio infinito, libero e beato.

Attraverso lo yoga e la meditazione ci si affranca dall’ignoranza, o
avidya, causa di tutti mali che affliggono l’umanità.

Accenno anche agli Yama – 5 precetti che vietano i comportamenti
che impedirebbero di evolversi- e Nyama – specifiche indicazioni
per seguire una vita yogica – da non sottovalutare nel percorso
contro l’attaccamento.


Conclusioni

Voglio concludere questo articolo con un passo della saggia scrittura indiana che con poche parole, se lette con profonda predisposizione, basterebbero a far comprendere e a far scegliere di mettere in pratica, iniziando a guardare da una nuova prospettiva; allora tutto sarebbe migliore per noi stessi e il mondo tutto.

“Per colui che ama veramente l’anima, che è soddisfatto
pienamente dall’anima e trova appagamento solo nell’anima, non
esiste dovere. Costui non ha scopi di guadagno nel mondo facendo
un’azione né perde qualcosa non compiendo azioni. Egli non
dipende da alcuno per nessuna cosa. Compi dunque sempre le
buone azioni materiali (karyam) e le azioni spirituali (karman) senza
attaccamento. Facendo tutte le azioni senza attaccamento, si
ottiene il Supremo”.

Bhagavad Gita

Spero che tutto ciò che fin qui hai letto ti sia utile per migliorare la
qualità della tua vita iniziando ad approcciare allo yoga e alla meditazione se sei neofito o di proseguire sul tuo cammino se già pratichi da tempo.

Om shanti!


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