Impermanenza e non attaccamento: la storia di Dechen e del fiore 4.94/5 (16)

A partire da quando nasciamo non facciamo altro che attaccarci a tutto.

Idee, persone, oggetti e abitudini sono solamente alcune cose a cui rimaniamo costantemente ed eccessivamente attaccati.

La mente è più appiccicosa della colla più forte al mondo e non aspetta altro che attaccarsi a ogni cosa nuova nella nostra vita.

Ma tutto questo cosa provoca dentro di noi? Vale la pensa attaccarsi? Cosa ci insegnano la natura e la vita?

Il seguente video ci farà riflettere sul non attaccamento, sull’impermanenza e sulla vita in generale.

Buona visione!


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Riflessioni sull’impermanenza e sul non attaccamento

La società e gli schemi mentali che ci portiamo dietro da quando siamo nati ci hanno fatto credere che tutto quello che accade nella nostra vita sia destinato a durare per sempre.

Il nostro lavoro, la nostra macchina, le persone a cui vogliamo bene, le nostre idee, gli oggetti a cui teniamo tanto, il nostro cane, il nostro corpo, la nostra età, il nostro aspetto etc…

Ci attacchiamo a tutto questo come se tutto durasse per sempre ma questa è un’illusione.

Come il fiore nel video è destinato a crescere e seccarsi, tutto nella nostra vita durerà per un tempo limitato, noi stessi compresi. Questa è la legge dell’impermanenza ed è una delle caratteristiche dell’esistenza.

Non si può negare il fatto che tutto cambia e che niente è permanente.

“Non c’è nulla di costante tranne il cambiamento”.

Buddha

Questa è una cosa che può sembrare abbastanza scontata ma non lo è affatto. Se lo fosse non ci attaccheremo così tanto come facciamo solitamente.

E cosa succede quando ignoriamo questa legge e ci attacchiamo eccessivamente?

Siamo destinati a soffrire molto. Così come il bambino nel video soffre quando il fiore si secca, tutti noi nella nostra vita abbiamo sofferto per qualcosa che è cambiato.

Perché allora non impariamo dal passato?

Una delle lezioni che il video ci può insegnare è di coltivare il non attaccamento. Così come non ha senso stare male quando il fiore si secca, non ha senso attaccarsi a qualcosa che è destinato a cambiare.

Bisogna solamente accettare l’impermanenza ed il cambiamento. La vita è come un fiume che scorre continuamente e non possiamo fermare la corrente. Prima o poi saremo travolti.

Meglio lasciarsi andare ed essere trasportati dalla corrente.

Il fiore del video può simboleggiare varie cose nella nostra vita:

  • un oggetto che ci sta particolarmente a cuore,
  • un rapporto che speriamo di controllare e che tutto vada perfettamente,
  • una persona cara che vorremo sempre al nostro fianco
  • un progetto nel quale siamo particolarmente coinvolti
  • un periodo di tempo particolarmente bello che vorremmo non finisse
  • etc…

Quando ci attacchiamo a tutto questo facciamo come quel bambino, soffriamo perché tutto cambierà prima o poi.

Il rapporto non andrà come ci eravamo immaginati, la persona cara scomparirà, il progetto non andrà come ci eravamo prefissati ed il periodo particolarmente bello lascerà il posto ad un’altra fase della vita.

Invece che attaccarci a tutto questo dovremmo impiegare le nostre forze ad accettare la vita come tale. E’ giusto godersi il presente ma non dovremmo rimanere delusi quando questo si trasforma in passato.

La vita si svolge continuamente nel presente e bisogna accettare qualunque cosa avvenga nel qui ed ora.

E cosa succede quando accettiamo tutto questo?

Così come da un singolo fiore nel video ne nascono molti altri, nella vita sorgono molte cose inaspettate.

Questi sono doni che arrivano solamente quando accettiamo il flusso della vita e ci lasciamo trasportare. Quando non opponiamo resistenza al naturale cambiamento e accettiamo la legge dell’impermanenza. Quando sviluppiamo il non attaccamento verso qualsiasi cosa che ci accade nella vita e la lasciamo andare quando cambia.

Quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla.

Lao Tzu

Tutto questo naturalmente non sorge da un giorno all’altro ma bisogna coltivarlo.

Così come una pianta non cresce se non la annaffiamo, le qualità del non attaccamento e dell’accettazione dell’impermanenza non si sviluppano se non le coltiviamo.

E come fare per coltivarle?

Praticando yoga e meditazione.


Yoga e meditazione: come fare esperienza dell’impermanenza e sviluppare il non attaccamento

Impernamenza e sviluppare non attaccamento

Ti ricordo che pratica dello yoga non è una semplice pratica fisica e che la pratica della meditazione non è semplicemente sedersi e correre dietro ai pensieri.

C’è molto di più. Ci sono lezioni molto profonde da imparare e due tra le più importanti sono l’impermanenza (Anitya) e il non attaccamento.

Quando si pratica, il cambiamento continuo è qualcosa che si può percepire con il proprio corpo e questo porta inevitabilmente ad avere esperienza diretta della legge dell’impermanenza. Le semplici parole non incidono più di tanto, ma la percezione diretta di questo principio ci fa crescere incredibilmente.

Bisogna aumentare la consapevolezza di tutto quello che succede dentro di noi e capiremo meglio questa legge universale.

La pratica ci fa sperimentare quanto l’attaccamento (raga), uno dei klesha (afflizioni della mente) descritti da Patanjali, causi sofferenza nella nostra vita.

Ed è così che si inizia a coltivare il non attaccamento verso il proprio corpo, verso i proprio pensieri, verso le proprie emozioni etc.

Prima di tutto è importante sviluppare non attaccamento e accettazione verso noi stessi. Solo dopo che si è lavorato su noi stessi possiamo iniziare a applicare questi principi alla vita di tutti i giorni.

Ed è a questo punto che molti fiori inizieranno ad apparire…

Se vuoi diventare più consapevole della legge dell’impermanenza e capire come sviluppare il non attaccamento, ti invito a dare un’occhiata a Meseditazione. Il corso intensivo di un mese per imparare a meditare e stabilire l’abitudine della pratica nella propria vita.


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Grazie e namaste! 😀


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*Immagini tratte da Bigstock e video da Youtube

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