Fallire, perseverare e lasciare andare

Possiamo aver iniziato a praticare yoga da molti anni, oppure potremmo essere ad una delle prime lezioni. In entrambi i casi ci saranno momenti in cui sbagliamo sul tappetino, momenti in cui sentiamo di sforzarci troppo o in cui non ci riesce una posizione e ci innervosiamo.

Ecco gli errori più comuni che possiamo commettere, e qualche consiglio su come riconoscerli e affrontarli.


Gli errori sul tappetino

Nairi Yoga Odaka

Teniamo presente una cosa: se proviamo a forzare un’asana che va oltre il nostro raggio di movimento e flessibilità, potremmo finire per farci male. E perderemmo l’opportunità di connetterci effettivamente con lo yoga.

Infatti è importante ascoltarsi.

Come dico sempre anche a lezione, in qualsiasi momento mi dovessi sentire stanco o in affanno, mi fermo e riposo in una posizione che per me è comoda – può essere un cane a faccia in giù o una posizione del bambino. Recupero nella posa, calmo il respiro e riparto quando mi sento pronto.

Allo stesso modo cerco di mantenere la concentrazione durante tutta la mia pratica. Spesso capita di distrarsi, di guardare gli altri studenti e mettersi a confronto, di avere la mente che divaga. La distrazione però porta a commettere errori, ad essere imprecisi, e soprattutto non ci aiuta nel nostro viaggio e percorso interiore sul tappetino.


Riconoscere gli errori sul tappetino

La cosa più importante da fare quando si sbaglia, a volte è anche la più difficile, è riconoscere di aver sbagliato. Molte volte lo nascondiamo a noi stessi prima di tutto, per diversi motivi ci raccontiamo di non avere torto ed essere sempre nel giusto. Imparare a nominare gli errori è invece molto importante: educa la nostra mente ad assumere un punto di vista oggettivo e al nostro ego di mettersi da parte.


Il fallimento come opportunità per crescere e migliorarsi

C’è un’altra cosa importante da sapere quando sbagliamo: ad ogni errore che riconosciamo e nominiamo corrisponde un’opportunità per migliorarsi.

Se ad esempio mi rendo conto di essermi distratta, lo ammetto a me stessa e cerco di riportare la mente al mio respiro per ritrovare la concentrazione. Può essere utile sedersi e chiudere gli occhi, portare una mano sul petto e l’altra sull’addome e rimanere in ascolto. Ognuno trova il suo metodo per correggersi. E ogni volta che sbaglio mi correggo, fino a che la mia mente non impara a mantenere la concentrazione più a lungo.


Quando il fallimento si trasforma in competenza?

Eka pada raja kapottasana Nairi

L’atteggiamento che abbiamo nei confronti dei successi e, soprattutto, dei nostri errori e fallimenti influenza la nostra capacità di imparare da essi, la nostra abilità nel diventare competenti.

Educare noi stessi prima di tutto alla sensazione sgradevole di avere torto è il primo step per correggere i modelli di apprendimento del nostro cervello, altrimenti abituato a proteggerci da errori futuri evitabili.

A volte preferiamo restare nella nostra comfort zone, dove ci sentiamo bravi e competenti e dove sappiamo di non poter commettere errori.

Quante volte succede di aver paura di spingersi oltre per paura del fallimento? Non osare per non rimanere insoddisfatti o frustrati?

Questi atteggiamenti indeboliscono la spinta al cambiamento, e perdiamo così la conseguente opportunità di crescere e migliorarci.

Una buona alternativa è essere consapevoli delle proprie qualità come abilità da coltivare continuamente. Se sbaglio potrebbe essere che sia perché non mi sono impegnato abbastanza, ma so che potrò sempre migliorare continuando ad allenare il mio corpo e la mia mente. Sebbene le persone abbiano diversi talenti, interessi o attitudini, ognuno di noi può cambiare e crescere attraverso la continua applicazione.


Una posa comoda e confortevole

Ricordiamoci quello che scrive Patanjali nel sutra II.46 “sthira-sukham-asanam” – la cui traduzione è che l’asana deve essere stabile e confortevole.

Questa è un’ottima indicazione per la nostra pratica. Se dovessimo avere dei dubbi in merito all’esecuzione di qualche posizione, ripetiamo a noi stessi sthira-sukham-asanam. Attenzione però, questo non significa praticare in maniera rilassata come quando siamo in savasana!

La pratica deve comunque essere intensa, gli asana devono mirare a diventare solidi, forti e la loro esecuzione deve generare felicità e armonia a livello mentale, fisico e spirituale. Dalla forza interiore nasce poi la solidità nell’esecuzione, dalla solidità la leggerezza e la gioia nel nostro corpo e anima. Se un posa viene eseguita senza intensità e controllo, senza sentire l’energia e il prana che scorre al nostro interno, perde il suo valore energetico. Cerchiamo quindi quel giusto bilanciamento, che ci fa sentire bene in ogni momento, con il giusto livello di intensità e concentrazione.


Pratica, pratica, pratica e poi lascia andare

Janu sirsasana Nairi

Come in tutte le cose, la verità sta nel mezzo. Tutto ciò che è estremo non va bene. Un’alimentazione estrema non sarà mai completa per il nostro organismo, un atteggiamento estremo sarà spesso quello sbagliato.

Lo stesso vale sul tappetino.

A volte la pratica può diventare quasi un’ossessione – concedetemi questo termine. Si rischia di praticare sempre, troppo, di stancare il corpo o vivere ogni posizione come un traguardo da dover per forza raggiungere o un fallimento nel caso non si riuscisse. Questo può portare a frustrazione, stress, o altri sentimenti negativi per noi e per la nostra mente. Quindi impariamo anche a riconoscere questo errore quando accade.

Va bene praticare costantemente, va bene mantenere il corpo e la mente sani e puri, ma ogni tanto ricordiamoci anche di lasciar andare. Ricordiamoci di dare spazio al corpo per assimilare gli insegnamenti, per riposare i muscoli se affaticati, per ricaricare le pile anche con una passeggiata in natura o un bel libro sul divano. Manteniamo la nostra mente curiosa, ispirata, il nostro cuore aperto ad altre esperienze, a nuove avventure. Non limitiamoci ad una cosa sola, spingiamoci oltre la nostra zona di comfort, sia dentro che fuori dal tappetino.

Il grande T.K.V. DESIKACHAR alla domanda su che cosa l’avesse aiutato di più nel suo lavoro di insegnante di yoga, era solito rispondere: “Gli studi di ingegneria”. Questi studi non hanno rappresentato un ostacolo, al contrario, lo hanno accompagnato nella vita, fornendogli tutti gli strumenti per diventare uno dei più grandi insegnanti di yoga al mondo.