Come essere costanti e rimanere ispirati nella pratica

Articolo scritto da Nairi, praticante Ashtanga e insegnante Odaka Yoga. Su Instagram @nairi.rigon

E’ uno dei dubbi e domande più frequenti tra i praticanti: come farò a fare quella posa? Come farò a trovare quella mobilità nelle anche che mi permetterà di entrare in Hanumanasana? Devo cambiare la mia vita, liberare la mia mente, andare da un chiropratico?

No, la cosa più importante per sentire davvero i benefici della pratica e vedere i progressi nel corpo è rimanere costanti nella nostra pratica.

D’altronde, questo vale per qualsiasi cosa scegliamo di portare avanti nella vita: una giornata total detox con tisane purificanti e oli essenziali non mi darà mai gli stessi benefici e risultati di chi segue una alimentazione sana da anni.


Cambiare il nostro approccio

Cambiare approccio

Spesso il concetto di yoga è mal interpretato, come se questi yogi fossero una sorta di gruppo privilegiato, e lo yoga un festino zen al quale solo alcuni sono i benvenuti. Invece lo yoga è esattamente il contrario.

Dobbiamo imparare ad approcciare la pratica come parte della nostra routine di tutti giorni – il che non significa banalizzarla, ma significa renderla accessibile e naturale ad ognuno di noi.

La pratica sul tappetino è un momento speciale, certo, ma non è una attività elitaria a cui possono partecipare solo in pochi. Togliamoci questa idea che ci siano dei prerequisiti specifici per cui una persona diventa uno yogi.

Non c’è un test di ingresso, non c’è una giuria, non devo avere delle qualità magiche per poter iniziare a praticare (come ad esempio essere flessibile!).

Anzi, è proprio quando mi sento rigido che devo mettermi sul tappetino. E’ quando sono stressato, ansioso, arrabbiato – caratteristiche opposte a quelle che nel nostro immaginario possiede un vero yogi.


Gli ostacoli sul tappetino

Superato questo iniziale concetto, mi rendo conto non sia facile mettersi sul tappetino con lo stesso sorriso ed energia tutti i giorni. I più grandi ostacoli che tutti noi affrontiamo nella pratica sono il fallimento, la paura e la noia.

Fallire in un’asana, non riuscire ad eseguirla in modo corretto può essere frustrante per il nostro ego. La paura di farsi male, di non essere all’altezza per partecipare ad una lezione di gruppo; oppure la noia nell’eseguire sempre la stessa sequenza di posizioni e non riuscire a capire perché magicamente il corpo non diventi di gomma.

Sono tutti ostacoli che possono manifestarsi in modo diverso per ognuno di noi, e lo yoga è lo strumento per aiutarci a superarli. Lo yoga è ciò che ci aiuta a fare pace con noi stessi, ad eliminare la barriere dell’ego e ritrovare la costanza e la pazienza di ritornare ogni giorno sul tappetino.


La pratica come specchio di se stessi

La pratica come specchio di se stessi

E allora come fare a mantenere alta la motivazione? Pensiamo ad esempio ad un praticante di
Ashtanga.

L’unicità della pratica Ashtanga non sono le asana – perché queste sono le stesse ogni volta che pratichi – ma è la tua pratica, che è unica e individuale ogni giorno e che trasforma lo yoga in un meraviglioso specchio dove ti puoi riscoprire nel profondo.

Molte persone hanno una reazione negativa alla pratica all’inizio, perché questo riflesso di sé evidenzia quelle parti che non sempre vogliamo vedere. Ma se riesci ad affrontare te stesso sul tappetino, puoi superare gli ostacoli all’interno del tuo corpo e della tua mente.

Con il tempo scoprirai che ripetere sempre le stesse asana è una meravigliosa opportunità per capire e studiare le posizioni yoga nel profondo. La stessa parola asana deriva dalla radice verbale as che significa sedersi, restare, essere presente, ma anche fare qualcosa in modo continuo e senza interruzione.

Parlavo qualche giorno fa con una amica yogini e ci confrontavamo su una posa. Sono rimasta profondamente colpita di come riuscissimo a sentire minuscoli dettagli diversi, e come la conversazione potesse andare avanti solo parlando della posizione della mano e la direzione degli occhi.

Ogni volta che si torna a praticare un asana è come se fosse una posizione nuova, perché ad ogni pratica ci si accorge di qualcosa di diverso. Non si smette mai di imparare, anche solo ripetendo un’unica posa.


Lo yoga come viaggio di riconnessione

Lo yoga ci insegna come distaccarci dai pensieri che frullano nella nostra mente, riunirci con il nostro corpo ed eliminare i pattern del nostro ego.

Ogni volta che si mette piede sul tappetino inizia un vero e proprio viaggio di riconnessione con la parte più profonda di noi stessi, e usiamo le posizioni per portare la nostra mente lontana dai pensieri e ritornare nel corpo.

Se stai affrontando un momento difficile sul tappetino, solo lo yoga ti aiuterà a superarlo. Rinunciare significa solo rimandare il problema. La difficoltà rimarrà lì fino a quando non riprenderai la tua pratica e ricomincerai a fare dei tentativi per superarla. Per superare questi ostacoli, dobbiamo quindi praticare in modo corretto e costante.

Ecco perché rimanere costanti nella pratica è così importante.


Rimanere ispirati

Rimanere ispirati

C’è poi un altro aspetto che può aiutare molto nella pratica costante, ed è l’ispirazione. Non smettere di essere curiosi, rimanere consapevoli che il viaggio interiore può durare una vita intera, che ogni singola posizione può insegnarci qualcosa di nuovo, e che ogni giorno la nostra pratica sul tappetino sarà unica e speciale. Questo è fondamentale.

Continuiamo ad alimentare il nostro fuoco interiore, a leggere testi antichi su cui si fonda la pratica, a studiare da chi ha più esperienza di noi, a praticare insieme a maestri che per noi sono fonte di ispirazione, sia sul tappetino che fuori. Lo yoga assume un senso nella sua totalità.

Mi piace ripetere ai miei studenti quanto il tempo che ci dedichiamo sul tappetino sia prezioso perché è lì che alleniamo e rieduchiamo il corpo e la mente, per poi riportare gli insegnamenti nella vita di tutti i giorni. Ed è quando diventiamo noi stessi yoga che inizia davvero il viaggio, e solo una pratica costante e continua ci porterà a questa magia.

*Foto di Francesco Tretto